Tombaroli a Capo Colonna, ecco chi sono gli arrestati

CROTONE – I carabinieri del comando tutela patrimonio culturale hanno eseguito 12 misure cautelari personali disposte dal gip presso il Tribunale di Crotone e 47 perquisizioni, con contestuale notifica avviso di garanzia a persone indagate, nelle province di Crotone, Catanzaro, Reggio Calabria, Cosenza, Catania e Reggio Emilia, nei confronti di ricettatori e soggetti facenti parte di un’organizzazione criminale in grado di gestire tutte le fasi del traffico di reperti archeologici per un giro d’affari di alcuni milioni di euro.

L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Crotone e, in particolare, dal Procuratore dott. Giuseppe Capoccia e dal Sostituto dott.ssa Luisiana Di Vittorio, e condotta dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza, è stata originata nell’ottobre 2014, a seguito dei numerosi scavi clandestini rilevati in siti archeologici del crotonese. Conclusasi nell’ottobre 2015, ha consentito di identificare i componenti di un ramificato e ben strutturato sodalizio criminale, in grado di gestire tutte le fasi del traffico illecito di reperti archeologici.

I TOMBAROLI IN AZIONE A CAPO COLONNA. GUARDA IL VIDEO

Bersaglio prediletto dei “tombaroli” era il sito archeologico di “Capo Colonna”, uno dei luoghi simbolo della grecità d’occidente; tra i più famosi della Calabria ed uno dei santuari più importanti e meglio conosciuti della Magna Grecia.

I soggetti destinatari delle predette misure cautelari sono ritenuti responsabili di associazione per delinquere dedita all’esecuzione di scavi clandestini, impossessamento illecito di reperti archeologici appartenenti allo Stato, con conseguente danneggiamento delle aree vincolate, e ricettazione dei beni illecitamente rinvenuti.

In carcere sono finiti:

ATTIANESE Pasquale Giuseppe, crotonese, classe 1946, professore in pensione, autore di diversi libri di numismatica, ritenuto il capo dell’ipotizzato sodalizio criminale;

GODANO Vincenzo, di Isola Capo Rizzuto, classe 1987, pregiudicato, operaio, tombarolo;

Agli arresti domiciliari :

Soggetto irreperibile allo stato attivamente ricercato;

 

Divieto di dimora nelle province di Crotone e Catanzaro per:

* VERTERAME Carmine Francesco, nato a Isola di Capo Rizzuto (KR), classe 1956, pregiudicato;

* FILORAMO Francesco Salvatore, nato a Isola di Capo Rizzuto (KR), classe 1949, pregiudicato;

* FILORAMO Luca, nato a Crotone (KR), classe 1978;

* ARENA Francesco, nato a Crotone, classe 1979, pregiudicato;

 

Disposto  obbligo di presentazione alla P.G. nei confronti di:

* FABIANO Pasquale Antonio, nato a Crotone, classe 1971;

* LETTIERI Giovanni Luigi, nato a Crotone, classe 1954;

* MALENA Raffaele, Cirò Marina (KR), classe 1947;

* PALOPOLI Ernesto, nato a Rossano(CS), classe 1935;

* ROCCA Salvatore, nato a Cariati(CS), classe 1983.

 

Le fasi del traffico illecito, dallo scavo clandestino alla vendita dei reperti ai collezionisti, sono state accertate e documentate grazie a intercettazioni telefoniche e ambientali, riprese video e pedinamenti, arresti in flagranza di reato e sequestri.

Particolarmente efficace si è dimostrata la gestione dei reperti archeologici trafugati che, attraverso una fitta e collaudata rete di contatti, senza difficoltà venivano immessi sul mercato clandestino, garantendo lauti guadagni.

A capo del sodalizio un settantenne crotonese, Pasquale Giuseppe ATTIANESE, molto noto negli ambienti culturali e accademici per aver partecipato, quale relatore, a numerosi consessi e corsi di archeologica, ergendosi a paladino dell’archeologia crotoniate. Competente numismatico, autore di alcuni volumi sulla monetazione “Magno-Greca” calabrese e stimato perito anche in ambienti giudiziari, l’ATTIANESE è emerso dalle indagini, in realtà, quale persona avida e ben addentrata nel vasto mondo della ricerca clandestina di reperti archeologici. Grazie alle sue vaste conoscenze in materia, quale principale promotore del locale traffico illecito, indirizzava le squadre di tombaroli, traendone i frutti del saccheggio, verso le aree del crotonese non ancora indagate dall’archeologia ufficiale, incurante dei metodi di ricerca utilizzati.

Nel corso delle operazioni, a riscontro dell’attività investigativa, sono stati numerosi gli arresti in flagranza di reato effettuati nei confronti dei vari gruppi di tombaroli. I video girati nel corso delle investigazioni restituiscono immagini del sito archeologico di Capo Colonna, aggredito dagli impetuosi colpi di zappa e vanga inferti all’ombra della colonna superstite, con l’esclusivo intento, incurante del danno prodotto, di sottrarre quanto di più prezioso il sottosuolo ancora custodisce.

A capo delle squadre di “tombaroli”, un ventinovenne di Isola di Capo Rizzuto (KR), Vincenzo GODANO, soprannominato “l’archeologo”, che con scaltrezza e perizia indirizzava, guidava e coordinava i suoi uomini, addestrandoli all’uso di sofisticati e costosi metal-detector, capaci di rilevare la presenza di preziosi monili anche a elevate profondità.

Il principale ricettatore, a livello locale, è un ottantenne di Torretta di Crucoli (KR), anch’egli apparentemente paladino della tutela dei beni archeologici ma, in sostanza, “collezionista” senza scrupoli. La brama di oggetti storici lo ha portato, negli anni, ad accumulare quasi duemila reperti archeologici, che espone nel suo museo privato.

Le indagini hanno fornito elementi tali da ritenere illegittimo il possesso di una così ampia collezione, costituita da beni di notevole interesse storico. Significativa si è dimostrata la collaborazione con cui la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Catanzaro, Cosenza e Crotone ha supportato le indagini relativamente agli aspetti tecnici di competenza.

Sono stati sequestrati numerosi reperti archeologici di notevole interesse storico artistico e di rilevante pregio.

 

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