In fiamme deposito di Tiberio Bentivoglio

deposito incendiato Tiberio Bentivoglio

il deposito incendiato (foto: corrieredellacalabria.it)

REGGIO CALABRIA – E’ accaduto di nuovo. Tiberio Bentivoglio ancora nel mirino della ‘Ndrangheta. I soliti ‘ignoti’ hanno incendiato il deposito della Sanitaria Sant’Elia, a Reggio Calabria, di cui è titolare. Quella stessa sanitaria per la quale le cosche gli hanno chiesto il pizzo, quello che lui non ha mai voluto pagare. E’ diventato un simbolo, Tiberio. Ma a che servono i simboli se nessuno ci si riconosce? A che serve essere definito eroe, uomo perbene, commerciante onesto se poi i sacrifici di una vita e il desiderio di un futuro migliore vanno in fumo? Gli hanno distrutto tutto, ormai. La merce e la speranza.

Un testimone di giustizia finito sotto scorta per essersi ribellato alla prepotenza mafiosa. Ha subito attentati, intimidazioni, gli hanno perfino sparato. Ed è stato anche lasciato solo. Perché oggi siamo tutti bravi a esprimere solidarietà e esternare la nostra indignazione. Sacrosanto, certo. Ma concretamente cosa è stato fatto per proteggerlo? La tutela personale per garantire la sua incolumità evidentemente non è bastata, non basta.

tiberio bentivoglio

Era tutto pronto per trasferire la sua attività commerciale in centro, in un immobile confiscato alla ‘Ndrangheta che gli era stato concesso in affitto. Locali che necessitavano una ristrutturazione e per questo, per aiutarlo a sostenere le spese, era partita una raccolta fondi “Un seme per Enza e Tiberio Bentivoglio”. Iniziative in Calabria e in tutta Italia sono state organizzate per mettere insieme quei soldi. Ci credeva, ci credevamo.

Passo dopo passo sembrava potesse cambiare qualcosa. Invece, questa terra non cambia. E quando scende il buio le mani incendiarie tornano a colpire. Erano le 23.30 circa quando il fuoco ha iniziato a divorare ogni cosa. Prima ancora della mezzanotte. Non hanno aspettato neanche di esser certi che tutti dormissero nel quartiere. Sfacciatamente criminali. Come se avessero la consapevolezza di restare impuniti, i soliti ‘ignoti’. La squadra mobile di Reggio Calabria sta indagando. Forse scopriremo chi ha appiccato l’incendio e chi è il mandante. Forse saranno assicurati alla giustizia. Forse.

Il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà e Tiberio Bentivoglio
Il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà e Tiberio Bentivoglio (Foto Facebook)

Questa sera la città dello Stretto si stringerà attorno a Tiberio e alla sua famiglia. Una scorta civica, la chiamano. L’appuntamento è per le 19.00 davanti al deposito distrutto. “Non abbiamo paura” dice il giovane sindaco, Giuseppe Falcomatà. Io invece sì, ho paura. E tempo che dopo i comunicati che inonderanno le redazioni, dopo le solite passerelle, dopo le fiaccole e gli striscioni Tiberio sarà lasciato solo. Di nuovo. La vera rivoluzione sarebbe non abbassare la testa e denunciare. Perché la Sanitaria Sant’Elia non sarà certo l’unico esercizio commerciale al quale è stato chiesto il pizzo. Ma la verità è che quelle fiamme sono un chiaro segnale per tutti, non solo per Tiberio. “Ecco cosa vi accade se non pagate” urlano quelle saracinesche distrutte.

Intanto i danni sono tutti suoi. “E’ finita” ha sussurrato davanti a quello scempio. Dopo anni di battaglie contro la Ndrangheta e lo Stato, è comprensibile lo sconforto. Ricominciare sembra sempre più difficile. C’era quasi. E ora torna al punto di partenza. Falcomatà ha promesso che il Comune lo aiuterà. Vedremo. Ma la parte più grossa, ora, tocca ai commercianti reggini. “Non ci servono pacche sulle spalle a noi serve che la gente ci imiti” ci aveva detto Rocco Mangiardi, un altro testimone di giustizia, giusto due giorni fa. Ecco, imitateli. Non possono incendiare una regione intera. Insieme si è forti. Da soli, si è soli e basta.

Francesca Caiazzo

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