Ong, il 92% degli operatori è precario

MILANO – Nel mondo delle Ong il precariato è di casa. Solo l’8% ha un contratto a tempo indeterminato. Tra coloro che sono impegnati in progetti all’estero (8 su 10), l’89,4% ha firmato con la propria ong un “contratto locale”, ossia basato sulle leggi del Paese la Ong opera. Il 6,2% ha un contratto a progetto, il 3% a tempo indeterminato, lo 0,9% quello predisposto dal Ministero degli affari esteri e lo 0,4% ha una partita Iva. Se la passano un po’ meglio quelli che lavorano nelle sedi italiane delle ong: il 37,4% ha un contratto a progetto, il 31,8% a tempo indeterminato, il 2,6% a tempo determinato e il 28,2% la partita Iva.

È questo il quadro tracciato dai primi dati di Open-cooperazione.it, portale sul quale le ong italiane possono caricare i propri dati, relativi ai progetti in corso, alla raccolta fondi, al personale impiegato. Il progetto è partito nel settembre scorso e su 250 ong iscritte al Ministero degli esteri sono per ora 69 quelle che hanno reso pubblici le cifre della propria attività. “Contiamo entro giugno di arrivare almeno al doppio delle ong che hanno scelto la trasparenza”, spiega Elias Gerovasi, coordinatore del progetto sostenuto da alcune Ong tra cui ActionAid. I cooperanti guadagnano da un minimo di 10mila euro all’anno lordi (full time) a un massimo di 65.938 euro.

Complessivamente nel 2014 le ong hanno raccolto 236,7 milioni di euro. Per il 68% si tratta di fondi pubblici, in particolare arrivano dal Ministero degli Affari esteri (29,7%), dall’Unione europea (32,9%), il dalla cooperazione decentrata (26,4%) e da agenzie delle Nazioni Unite (11%). I fondi privati invece provengono soprattutto dalle fondazioni (35,4%) e dal 5×1000 (26,6%), seguiti da quelle donati dalle aziende (20,1%) e dalle chiese (17,9%). I donatori individuali sono 255.409. La maggioranza delle Ong (64%) destina oltre l’80% delle risorse ai progetti. Pochi i fondi impiegati per il fundraising: il 58% delle ong non va oltre il 5% del bilancio, il 26% ne destina dal 5% al 15%.

Le ong sono capaci di mobilitare volontari. Ben 11.285 e impiegano 124 giovani del servizio civile. Il 43% delle organizzazioni inoltre annovera meno di 30 soci, il 33% tra i 30 e i 100 e il 23% oltre 100. I Paesi in cui operano sono soprattutto il Brasile (18 ong), l’India, Kenya, Etiopia, Tanzania e Mozambico (11 ong). I progetti sono soprattutto in campo educativo (85% delle ong), capacity building (78%) e sanitario (75%). (Agenzia Redattore Sociale)

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