Il Ministero dell’Interno cerca un giornalista. A titolo gratuito

Una volta c’erano gli stage formativi, poi sono arrivati i voucher, ora è l’ora degli incarichi in uffici pubblici a titolo gratuito.

Il Ministero dell’Interno cerca un giornalista “per lo svolgimento delle attività di comunicazione per il Dipartimento dei Vigili del Fuoco del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile”. In particolare, si dovrà occupare “in accordo con l’Ufficio Stampa del Ministro” di “supervisione e consulenza nelle materie della comunicazione ed informazione pubblica istituzionale” oltre che di “fornire un supporto tecnico di alto contenuto specialistico teso a potenziare gli strumenti di comunicazione, individuando forme innovative di comunicazione pubblica” senza tralasciare le “pubbliche relazioni con la stampa nazionale ed internazionale”. E poi ancora dovrà curare la comunicazione e le relative attività relazionali con Istituzioni, professionisti e rappresentanti di enti pubblici e privati” e promuovere la “valorizzazione delle attività relazionali, sociali e culturali del Dipartimento”.

Insomma, parliamo di “un incarico di prestazione di lavoro autonomo occasionale – prestazione intellettuale, ai sensi degli artt. 2229 – 2238 del codice civile, per l’esercizio della quale è necessaria l’iscrizione in appositi albi od elenchi professionali”. Compenso? Nessuno. Perché la prestazione è da intendersi a titolo gratuito. 

Potrebbe sembrare uno scherzo (di cattivo gusto) ma è tutto vero, scritto nero su bianco su un bando pubblicato il 20 marzo scorso e firmato dal Capo Dipartimento dei Vigili del Fuoco del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile.

Il Ministero dell’Interno ci ricasca a un anno esatto dalla pubblicazione di un bando simile, quando a guidare il Viminale c’era Angelino Alfano. 

Perché un professionista dovrebbe scegliere di partecipare a un bando (?) per svolgere una attività che non prevede alcuna retribuzione? Dalle nostre parti, questo si chiama volontariato. E non necessita l’iscrizione ad alcun albo professionale.

I giornalisti sono purtroppo abituati a ricevere proposte economiche a dir poco indecenti (pochi euro ad articolo o – nel web – pagamento commisurato ai click ottenuti dalla notizia) e non mancano richieste di collaborazioni a titolo gratuito. Il fatto più grave è che a non riconoscere la giusta dignità umana e professionale al mestiere di giornalista sia non uno sconosciuto sito web o una pseudo testata giornalistica ma una istituzione pubblica. Quello stesso Ministero dell’Interno che dovrebbe garantire sicurezza, legalità, rispetto delle regole.

C’è da chiedersi se il ministro Marco Minniti ne sia a conoscenza.

 

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