Crotone, concluso il Festival delle catastrofi e altri processi generativi

Un successo di contenuti, riflessioni, organizzazione, arte e qualità. Una ripartenza della Comunità in grande stile. Come e dove si può riprendere a parlare in pubblico dopo che la nostra quotidianità e le nostre esistenze sono state interrotte da eventi naturali o sociali? Come ricominciare a ritessere le trame della nostra socialità sospesa perché un virus apparso in un mercato di una sconosciuta città cinese ha rinchiuso in casa per mesi le popolazioni di interi continenti?

A queste e a simili domande ha provato a dare risposte collettive l’appena concluso “Festival delle catastrofi e altri processi generativi – edizione di Crotone” che si è tenuto al Museo e Giardini di Pitagora per iniziativa del Consorzio Jobel. In una tre giorni ricca di iniziative, incontri, musica, danze e animazione le comunità crotonesi, e non solo, hanno provato a dare risposte. Intorno al tavolo specchiante “Lovedifference” – Mar Mediterraneo del Maestro Michelangelo Pistoletto alcuni istituti scolastici hanno, attraverso anche l’ascolto della terra e la riproduzione in musica della sua voce, indicato i paesaggi futuri della città educante.

Ricercatori dell’Università della Calabria hanno presentato e dialogato con genitori, policy makers, assistenti sociali e operatori di comunità sulla rappresentazione della genitorialità in migrazione forzata. Si è discusso di come la sanità calabrese stia attraversando un processo di desertificazione che solo processi partecipativi a vari livelli può rivitalizzare, chiamando ad una responsabilità condivisa della programmazione e dell’uso delle risorse. Il programma formale si è concluso con un incontro su cosa le varie catastrofi (ambientale, migratoria, educativa, sanitaria, sociale) possono insegnare ai gruppi e alle comunità.

Il tavolo, con la sua “forma informe” (né rotonda né quadrata, bensi’ oblunga e irregolare, come il Mediterraneo che vuole rappresentare) ha aiutato a creare un clima informale in cui i vari partecipanti hanno raccontato e riflettuto sulle loro esperienze, di fatto validando l’opera artistica, se ce ne fosse bisogno, che vede nell’incontro tra le differenze la fonte del dialogo e della convivenza civile. Le persone possono elaborare le rotture quando nel reciproco ascolto delle esperienze (non escluse le paure, i pericoli e le vulnerabilità) ritessono relazioni, ricostruiscono comunità, rigenerano spazi e ritrovano i valori e i significati del fidarsi per costruire futuro. Accanto alla ricostruzione tecnica deve essere attenzionata la ricostruzione etica. Il Festival non ha trovato e non ha voluto cercare risposte definitive, quanto sperimentare spazi pubblici e avviare conversazioni significative e significanti.

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