Beni confiscati in Calabria: passi in avanti per i comuni sulla trasparenza, ma la Regione resta inadempiente
Un balzo in avanti significativo che fotografa una maggiore attenzione da parte degli enti locali, ma che lascia ancora sacche d’ombra importanti, a partire dalla posizione della Regione Calabria. Più di sei comuni su dieci tra quelli destinatari di beni immobili sottratti alle mafie in Calabria adempiono oggi all’obbligo di pubblicazione dell’elenco sui rispettivi siti istituzionali. I dati emergono dalla quarta edizione di “RimanDATI”, il report nazionale promosso da Libera in collaborazione con il Gruppo Abele, il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino e con il prezioso contributo dell’ISTAT, elaborato grazie all’attività di monitoraggio capillare condotta da oltre ottanta volontari in tutta la penisola.
La fotografia calabrese tra progressi e inadempienze
Analizzando il contesto territoriale calabrese, su un totale di centotrentasei comuni destinatari di beni immobili confiscati, ottantotto pubblicano regolarmente i dati, mentre quarantotto risultano ancora inadempienti. Un dato che segna comunque una crescita notevole rispetto alle rilevazioni precedenti, passando dal cinquantadue per cento iniziale a una percentuale del sessantaquattro virgola sette per cento, spinta anche dall’utilizzo delle domande di accesso civico. Tuttavia, a pesare sul quadro regionale è l’inadempienza della Regione Calabria, che continua a non pubblicare l’elenco e le relative informazioni previste dalla normativa.
Per quanto riguarda la qualità dei dati messi a disposizione della cittadinanza, il cinquantacinque per cento degli enti virtuosi utilizza il formato Open data, considerato ottimale per la consultazione, mentre il trentotto per cento ricorre al PDF ricercabile e una quota residuale dell’otto per cento si affida ancora al PDF scansionato, meno agevole per l’analisi. Se le informazioni catastali, l’ubicazione e la tipologia del bene risultano ampiamente coperte, si scende notevolmente quando si tratta di pubblicare i dati sui concessionari e sulla durata della gestione, elementi cruciali per verificare lo stato effettivo del riuso sociale. Complessivamente, la Calabria registra un punteggio di quarantadue virgola tre punti nel ranking nazionale della trasparenza, posizionandosi ancora al di sotto della media italiana, che si attesta a cinquantasei virgola due punti.
Il quadro nazionale e il valore politico del dato
A livello nazionale la situazione evidenzia una netta inversione di tendenza rispetto al passato, con quasi l’ottanta per cento dei comuni italiani adempienti e una crescita diffusa in tutte le macroaree del Paese, guidata dal Nord ma seguita da vicino dal Centro e dal Sud. Per le organizzazioni promotrici, la trasparenza non rappresenta un mero adempimento burocratico, ma un vero e proprio dispositivo democratico. Come sottolinea Tatiana Giannone, responsabile nazionale Beni Confiscati di Libera, mafie e corruzione prosperano nel buio, mentre illuminare i beni confiscati significa restituire potere e spazi di partecipazione alle comunità, trasformando la confisca in un’opportunità concreta di sviluppo sociale ed economico.
Un concetto ribadito con forza anche dal referente regionale di Libera in Calabria, Giuseppe Borrello, il quale evidenzia come la pubblicazione dei dati e il monitoraggio civico rappresentino un argine fondamentale contro la ‘ndrangheta, unendo l’azione repressiva a quella culturale e di prevenzione sul territorio, a tutela soprattutto delle cooperative e delle realtà sociali che quotidianamente gestiscono i beni sottratti alla criminalità organizzata.
