Stipendi docenti e PA: CNDDU chiede Fondo pluriennale per il riequilibrio retributivo
Il divario salariale rispetto ad altri comparti del pubblico impiego penalizza l’attrattività della professione. L’allarme del Coordinamento Nazionale Docenti dei Diritti Umani e la proposta al Ministro Valditara.
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La scuola italiana rischia una progressiva perdita di attrattività e competitività se non si interviene in modo strutturale sugli stipendi del personale docente. È questo l’allarme lanciato dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che ha ufficialmente richiamato l’attenzione del Ministero dell’Istruzione e del Merito sulla perdita di competitività retributiva della categoria rispetto agli altri ambiti del pubblico impiego.
Il divario salariale nel pubblico impiego: i dati ARAN
La questione non si riduce alla sola entità dei singoli aumenti contrattuali, ma chiama in causa l’evoluzione complessiva dei trattamenti economici e del potere d’acquisto. Secondo il Rapporto semestrale ARAN n. 2/2025, nel decennio 2015-2025 le retribuzioni contrattuali del comparto Istruzione e Ricerca sono cresciute del 13,4%, a fronte del 17,7% delle Funzioni centrali e del 15,7% della Sanità.
Sebbene si tratti di aggregati professionali differenti, il differenziale di 4,3 punti percentuali evidenzia una dinamica meno favorevole per la scuola. Una forbice che rischia di ampliarsi ulteriormente alla luce dei recenti rinnovi: basti pensare che il CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027 (sottoscritto a luglio 2026) prevede un incremento medio lordo di circa 143 euro mensili a regime dal 2027, mentre la pre-intesa per l’Area Sanità (ottobre 2026) contempla incrementi ben più consistenti per la dirigenza medica.
Struttura retributiva e impatto dell’inflazione
Il problema, sottolinea il CNDDU, risiede anche nella struttura della retribuzione. Nel settore scolastico il trattamento fondamentale è legato prevalentemente all’anzianità di servizio, senza un riconoscimento stabile e generalizzato delle responsabilità aggiuntive.
A ciò si unisce l’impatto dell’inflazione e dei costi legati alla mobilità territoriale e alle spese abitative, fattori che incidono pesantemente sulla sostenibilità economica dell’insegnamento, soprattutto per i docenti fuori sede o nelle aree ad alto costo della vita.
La proposta al Governo: un Fondo pluriennale per la scuola
Per arginare il fenomeno ed evitare che la scuola perda personale qualificato, il CNDDU si rivolge direttamente al Ministro Giuseppe Valditara. La proposta concreta è l’istituzione di un Fondo pluriennale per il riequilibrio retributivo del personale docente, alimentato da risorse aggiuntive rispetto agli stanziamenti ordinari.
L’intervento dovrebbe articolarsi in due fasi:
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Una ricognizione ufficiale, condotta con ARAN e Ragioneria Generale dello Stato, per quantificare i reali differenziali salariali nel pubblico impiego.
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Un programma quinquennale di adeguamento, con coperture progressive e finalizzato al rafforzamento stabile della retribuzione fondamentale.
Riconoscere l’investimento formativo, i percorsi abilitanti e la complessità delle funzioni esercitate non è più rinviabile: ne va del futuro dell’offerta formativa e della stabilità degli organici scolastici italiani.
