Peste suina, problema nel problema

foto da piaxabay.com

di Massimo Mastruzzo, Direttivo nazionale e Responsabile Regionale Lombardia M24A-ET – Movimento per l’Equità Territoriale

La peste suina che si sta diffondendo nelle regioni del nord Italia, altamente trasmissibile e che mette quindi a rischio gli allevamenti di maiali e lo stesso commercio di carni suine, non si trasmette agli esseri umani, il virus però può resistere per anni nella carne congelata e viene reso inattivo solo dalla cottura e da specifici disinfettanti. In Lombardia è allevato il 53% dei capi a livello nazionale e questo rappresenta sicuramente un potenziale rischio importante di danno economico per il settore, ma anche l’invito ad una
riflessione: se si guarda la mappa sulla densità di emissioni dell’ammoniaca in pianura padana si accorge che la parte con le più alte soglie corrisponde al triangolo tra Brescia, Mantova e Cremona, quello con il maggior numero di allevamenti intensivi d’Italia. Queste enormi quantità di ammoniaca sono prodotte dai liquami degli allevamenti che durante l’anno vengono prima stoccati e poi spansi nei terreni agricoli.

Secondo l’Arpa esiste una correlazione tra gli spandimenti e l’aumento del Pm10 in pianura padana. Un problema nel problema che è probabilmente una concausa per altri rischi sanitari. Settembre 2018, nella bassa pianura padana a sud di Brescia avvenne una grave epidemia di polmonite da legionella pneumophila che coinvolse in particolare 7 Comuni (Montichiari, Carpenedolo, Visano, Remedello, Acquafredda, Isorella, Calvisano) causando ben sette morti e addirittura un migliaio di contagiati.

Il dottor Sergio Perini, Medico Medicina Generale ISDE (International Society Doctors Environment) Responsabile scientifico del Comitato per la Salute Pubblica, nel suo report, scrisse: Nel settembre 2018 è avvenuta nella bassa pianura a sud di Brescia una grave epidemia di polmoniti da Legionella Pneumophila di sierotipi 1-2-14 con diagnosi da parte dell’Istituto Superiore Sanità (ISS). Ne è conseguito un numero considerevole di ricoveri nelle strutture ospedaliere dell’ATS di Brescia e Valpadana (MN) con indice di mortalità elevata. E’ stata una situazione anomala sia per la diffusione sia per i sierotipi di Legionella che ha allarmato l’Istituto Superiore Sanità e le strutture sanitarie locali. Questa epidemia è una delle espressioni del malessere dell’area geografica a sud di Brescia per diverse situazioni ambientali di degrado.

Dall’analisi della letteratura scientifica non è mai stata descritta un’epidemia comunitaria causata da sierogruppi di Legionella pneumophila diversi dal tipo 1. (1-2-3) In Italia si sono verificati cluster di legionellosi in ambito ospedaliero, dovuti (ad es. a sierogruppo 6) e in letteratura ne sono stati descritti altri causati da altri sierogruppi ma sempre in ambito nosocomiale.
Questa epidemia polmoniti da legionella Pneumophila tipo 1-2-14 nella bassa bresciana orientale, lungo il fiume Chiese è considerato dallo stesso ISS un evento unico al mondo.

A fronte dei 878 casi di polmonite diagnosticati in PS ci sono stati 655 ricoveri con età media 63,5 anni di cui 39,6% inferiore 60 anni e il 38,3% superiore ai 75 anni. Ancora, tra le sue conclusioni Perini scrisse:ulteriore elemento di riflessione rimane lo smaltimento abnorme di fanghi e gessi sulla campagna che circonda l’area agricola limitrofa all’alveo del fiume. La Regione Lombardia, nella considerazione della enorme produzione di reflui zootecnici da parte degli allevamenti di suini, bovini e polli, ha emanato, a fine 2018, una delibera che limita lo spandimento dei fanghi in 170 Comuni lombardi, ma questo non è stato sufficiente a bloccare lo spandimento dei gessi considerati degli ammendanti e che non sono altro che fanghi trasformati da acido solforico o carbonato di calcio, comunque, ricchi di metalli pesanti e sostanze chimiche che vanno ad alterare i terreni agricoli e le future produzioni
agricole.

Ciò è possibile per mancanza di norme giuridiche che regolino lo spandimento degli stessi gessi. Si aggiunga che la bassa bresciana presenta una produzione abnorme di animali (1.500.000 suini, 400.000 bovini,40 milioni di polli e tacchini) i cui reflui vengono sparsi dagli agricoltori sui terreni agricoli. Pur nella consapevolezza che vi sono degli operatori agricoli corretti che rispettano il PUA (Piano di Utilizzazione Agricola), rimane il dubbio che alcuni allevatori sversino i liquami sugli stessi terreni non rispettando il rapporto di 170 Kg/Azoto/ettaro/anno causando, di conseguenza, sia un impoverimento dei terreni sia dei reflui nei canali che poi sversano nel fiume Chiese. Come deciso dalla Copagri (Bresciaoggi del 24/3/19 pag.18) sarebbe opportuno che anche le altre organizzazioni degli agricoltori (Coltivatori Diretti e Confagricoltura) consigliassero i loro associati a non spandere fanghi e gessi sui propri terreni salvaguardando la qualità dei prodotti agricoli DOP e della filiera agro-alimentare nel rispetto della salute dei consumatori.

Inoltre, a dicembre 2018 e ad aprile 2019, nel territorio compreso tra Desenzano e Acquafredda si è verificato un fenomeno molto particolare quale la moria di migliaia di storni che cadevano morti dal cielo (!!). L’Istituto zooprofilattico di Brescia ha rilevato come causa di morte una epidemia di salmonella in questa tipologia di uccelli che hanno particolari abitudini alimentari. Anche questo episodio lascia molte perplessità sulla perdita della qualità dell’ambiente naturale della bassa bresciana. Da quanto rilevato si evince come vi siano numerose responsabilità che chiamano in causa la Politica, la Sanità Pubblica e il mondo industriale e agricolo nella gestione di un territorio che continua a mandare segni di sofferenza e che si riflette sulla salute di uomini, animali e mondo vegetale. Il rischio è che nei prossimi anni la situazione possa peggiorare in maniera esponenziale alterando in modo irreversibile la nostra terra comune la cui gestione dipende dalla coscienza di tutti noi.

Tutti, cittadini e Politici, abbiamo una grande responsabilità e si auspica un cambiamento di rotta ad una economia che ha raggiunto dei limiti che la Natura non può più tollerare. Tutti noi, cittadini e istituzioni, abbiamo una grande responsabilità e si auspica un
cambiamento di rotta ad una economia che ha raggiunto dei limiti che la Natura non può più tollerare. Esistono peraltro innumerevoli Comitati e Associazioni che da anni lanciano gridi di allarme spesso inascoltati colpevolmente per il condizionamento dei poteri forti. Noi uomini siamo solo di passaggio su questa terra e abbiamo l’obbligo morale di lasciare integra alle generazioni future questa terra che ci accomuna.

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