Opg, è l’anno della chiusura ma…

BOLOGNA – Il 31 marzo 2015 il ministero della Giustizia ha fatto sapere, con una nota, che quasi tutte le Regioni erano pronte ad accogliere nelle strutture alternative i circa 700 internati che a quella data ancora si trovavano negli Ospedali psichiatrici giudiziari. Da quel giorno, che la legge 81/2014 aveva fissato come data di chiusura dei 6 Opg presenti in Italia, solo 1 è stato davvero chiuso. Il 21 dicembre gli ultimi 4 internati hanno lasciato l’Opg di Secondigliano, a Napoli, per andare in una Residenza per l’esecuzione della misura di sicurezza (Rems) inaugurata da poco, in provincia di Avellino. Degli altri 5 Opg, 4 sono ancora aperti e uno, quello di Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova, è stato trasformato in una Rems.

A novembre, c’erano ancora 234 persone internate tra Reggio Emilia, Montelupo Fiorentino, Napoli (che ha chiuso a dicembre), Aversa e Barcellona Pozzo di Gotto. Altre 231 persone, di cui 42 donne, si trovano nella struttura di Castigilone delle Stiviere, diventata Rems. A queste si aggiungono le 208 persone (tra cui 25 donne) internate nelle altre 16 Rems sparse sul territorio nazionale. Questi dati, resi noti dal sottosegretario alla Salute Vito De Filippo che è presidente dell’organismo di coordinamento del processo di superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari, ci dicono che a 7 mesi dalla chiusura sulla carta degli Opg, sono 673, una trentina in meno di quelli presenti a marzo, le persone internate in misura di sicurezza detentiva, di cui 439 all’interno delle Rems.

Le cause? Vanno cercate nei ritardi della regioni nel realizzare strutture per accogliere i propri internati, presenti in altre regioni. L’Emilia-Romagna è stata una delle prime ad aprire le Rems, due provvisorie a Bologna e Parma in attesa che si concluda la realizzazione di quella regionale, prevista a Reggio Emilia, e trasferirvi gli internati emiliano-romagnoli presenti nell’Opg di Reggio Emilia. Opg che, ancora oggi, è aperto per gli internati fuori regione. A luglio i 58 internati presenti nell’Opg di Montelupo Fiorentino, insieme all’associazione L’Altro diritto e al garante dei detenuti della Toscana, Franco Corleone, hanno presentato istanza al magistrato di sorveglianza affinché si pronunciasse sull’illegittimità della detenzione dei pazienti oltre il 31 marzo del 2015.

La situazione a fine ottobre è stata illustrata da Giovanni Cogliandro del ministero della Salute: la Rems del Piemonte, sorta a San Michele in Bra in provincia di Cuneo, affronta alcune criticità ma c’è; la Lombardia ha stretto un’unione con la Valle d’Aosta e ha trasformato Castiglione delle Stiviere in una Rems; le Province autonome di Trento e Bolzano hanno ultimato il passaggio, così come l’Emilia-Romagna e il Friuli Venezia Giulia, il Veneto ha deciso di non dare seguito al mandato normativo, in Liguria, Toscana (in accordo con l’Umbria) e Marche si registrano ritardi, il Lazio sta attivando 4 Rems, Abruzzo e Molise sono in stallo, la Basilicata ha messo a disposizione 10 posti letto, in Sicilia la situazione è drammatica e la Sardegna che ha portato a compimento quanto annunciato lamenta il mancato rapporto tra Magistratura e ministero dell’Interno. “Il ministero ha inviato una lettera a Piemonte, Veneto, Toscana-Umbria, Lazio, Abruzzo-Molise, Campania, Puglia e Calabria per sollecitare il passaggio – ha detto Cogliandro – Non parlerei di minaccia, ma devono sbrigarsi, pena sanzioni anche salate”.

Ex manicomio girifalco
L’ex manicomio di Girifalco (CZ) che sarà trasformato in Rems

Insomma, dei 549 posti promessi dalle regioni il 15 marzo 2015, ne sono attivati poco più della metà. In compenso, il numero di pazienti continua a crescere. Tra aprile e giugno 2014 sono state 73 le persone inviate in Opg dai tribunali e nello stesso periodo del 2015 si è arrivati a 104 invii nelle Rems. Secondo la legge 81 però l’invio nelle strutture residenziali deve essere l’extrema ratio, mentre ancora si ragiona in termini di prassi. “Con il rischio di arrivare al collasso”, ha sottolineato Roberto Piscitello della Direzione generale dei detenuti e del trattamento del Dipartimento amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia. “E sulle mie spalle gravano entrambe le tensioni: da una parte gli operatori psichiatrici che hanno numeri troppo alti da gestire, dall’altra i giudici che lamentano di non poter mandare persone nelle Rems perché non c’è più posto”. Eppure il ministero aveva inviato a suo tempo una circolare a tutte le Regioni per dare pieno adempimento alla normativa, favorendo i piani terapeutici individuali a discapito del ricovero. Ma le cose stanno andando diversamente. Il motivo secondo Piscitello va cercato nel fatto che “le Rems sono strutture sanitarie e i giudici inviano sapendo che i pazienti riceveranno cure adeguate. Ragionamento condivisibile, ma non è questa la strada”.

La strada giusta è quella indicata dalla legge 81, “un’ottima legge, anche a codice penale invariato. Una legge impegnativa che obbliga alla presa in carico e chiede i trattamenti personalizzati”, secondo Stefano Cecconi del Comitato StopOpg la cui preoccupazione è che le Rems diventino l’unica soluzione. “Serve una strada plurima, differenziata. Non vogliamo migliaia di posti letto in strutture detentive, sarebbe un fallimento. Chiediamo più libertà, chiediamo di far crescere tutte le misure che alimentano i diritti di cittadinanza. Chiediamo un po’ di Rems e molto più di tutto il resto”. (Redattore Sociale)

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