Milano, medici del San Raffaele in stato di agitazione per un mese

foto da pixabay.com

Lo stato di agitazione andrà avanti fino al 10 febbraio. Il personale sanitario del San Raffaele non intende cedere: questa volta vogliono essere ascoltati. La protesta è iniziata due giorni fa “per portare all’attenzione delle istituzioni il clima di disagio che accomuna i medici e sanitari di questo ospedale”. I lavoratori criticano la gestione del Gruppo San Donato, che dal 2012 è proprietario della struttura.
“Siamo in stato di agitazione per i contratti che vengono proposti e per la situazione che c’è all’ospedale dopo il Covid”, spiega alla ‘Dire’ Alberto Ronchi, chirurgo e rappresentante Cisl dei medici. Da quando il Gruppo San Donato ha acquistato il San Raffaele, ai nuovi assunti viene proposto il contratto collettivo utilizzato nella sanità privata. Prima invece era offerto un contratto simile a quello del settore pubblico, che permetteva di avere una retribuzione migliore. “Tra i due c’è una differenza salariale di 15.000 euro” annui, sottolinea Ronchi.
I medici e i sanitari del San Raffaele chiedono alla proprietà di equiparare i nuovi contratti a quelli usati in precedenza, per ridare dignità ai professionisti che lavorano nella struttura.
“A maggio avevamo fatto un accordo con il vecchio direttore del personale per le limare le differenze salariali, ma la proprietà non l’ha ratificato”, ricorda Ronchi.
Nel comunicato in cui presentano le ragioni dello stato di agitazione, i dipendenti del San Raffaele aggiungono di subire una penalizzazione anche per altri due motivi: perché non gli viene riconosciuto “l’incentivo economico approvato a livello regionale per il servizio dato durante l’emergenza Covid” e perché dai contratti quest’anno è stata “abolita” una retribuzione accessoria, che fino a quel momento invece era garantita.
Secondo Ronchi, questi atteggiamenti stanno pesando sulla qualità dei servizi offerti. Il personale sanitario sta scioperando anche per il tipo di assistenza che viene fornita ai pazienti e per le scelte che la proprietà sta prendendo nell’organizzazione del lavoro: “Vengono penalizzati i settori meno redditizi a favore di quelli più redditizi”. Ronchi parla di una carenza strutturale del personale in diversi reparti: “In pronto soccorso, ad esempio, sono utilizzati gli specializzandi per le guardie notturne”.
Di fronte a questa situazione, per i medici e i sanitari lo stato di agitazione è stata una scelta “obbligata e necessaria” per salvaguardare il valore dell’ospedale. (Agenzia Dire)

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