Gaza, il sogno semplice di un amante dei libri

Khaled Al-Ostath, ha vent’anni e studia Inglese all’Università di Gaza. Ama leggere e scrivere; si interessa di diritti umani e di filosofia. E’ uno dei ragazzi autori del sito wearenotnumbers.org, una piattaforma virtuale aperta al mondo per raccontare le storie dei palestinesi in quanto essere umani e non come numeri di una guerra, appunto.

 

GAZA – L’anno scorso, ho letto circa cento racconti, e tutti erano in formato PDF. Quest’anno sono arrivato a finirne 152 (più una decina di libri), sempre in formato PDF. Se avete mai provato a leggere un libro intero in PDF, saprete che è molto difficile godere pienamente del piacere della lettura. (Sì, so che un sacco di stranieri amano i loro Kindles, ma noi, qui a Gaza, non ne abbiamo e non abbiamo neanche gli Pad. Provate a leggere un libro sul vostro portatile o sullo smartphone. Comunque, anche se avessi uno di questi nuovissimi dispositivi digitali fatti apposta per leggere, sono certo che preferirei lo stesso il libro tradizionale)

Io non voglio leggere i libri in questo modo, ma non ho altra scelta. A Gaza, non abbiamo biblioteche pubbliche dove la gente può andare a scegliere e portarsi via un libro. Abbiamo due librerie, ma non posso permettermi di comprare tutti i libri che un amante della lettura come me vorrebbe avere. Aiuta il fatto che ho un buon amico che come me ama leggere: ci assicuriamo di non comprare mai gli stessi libri così possiamo scambiarceli.

Noi due, il mio amico ed io, non siamo gli unici a Gaza che amano leggere, ma a causa della scarsità di copie disponibili, la maggior parte di noi legge libri online o stampati in PDF, invece che avere un libro vero tra le mani. Per noi questo è un vero problema perché abbiamo elettricità per meno di otto ore al giorno, di solito dopo le undici di sera. Così se ti addormenti prima di quell’ora – come spesso accade, soprattutto in inverno – perdi l’opportunità di ricaricare il tuo portatile, e così non potrai leggere fino alla notte successiva.

A Gaza c’è un coffee shop, il Cordoba, che ha una piccola libreria per i suoi clienti abituali. Questo coffee shop offre giusto una piccola collezione di libri. La maggior parte di questi sono scritti in arabo, e io ne ho già letti alcuni. Così, a volte, stampo il mio solito PDF e vado al Cordoba per bere un caffè e leggere, come farebbe una persona normale in qualsiasi altra parte del mondo. Cerco di andare al Cordoba una o due volte a settimana, ma dipende da quanto ho da fare.

Ci sono volte che non ci vado per settimane perché sono impegnato con il volontariato e con l’Università. E quando succede divento sempre più affamato di libri.

la piccola libreria del ‘Cordoba’

All’Università che frequento c’è una biblioteca, ma i libri sono un po’ datati e ci sono pochi titoli di autori famosi. E’ piuttosto raro trovare un libro di William Shakespeare, Charles Dickens o Agatha Christie, e le opere di scrittori contemporanei come Jonh Green – autore di “Colpa delle stelle” – sono impossibili da reperire.

La biblioteca universitaria offre una selezione di libri sulla lettura e sulla scrittura, e io li ho letti tutti. Per esempio, di seguito riporto un estratto da “I principi per allevare i bambini”, una guida basata sul Corano scritta da Ayatullah Ibrahim Amini. Al capitolo 72, “L’abitudine di leggere libri”, l’autore scrive: “Un buon libro ha sempre un effetto salutare sulla mente del lettore. Eleverà lo spirito e i pensieri. Aumenterà il suo bagaglio di conoscenza. I libri aiutano a correggere le inettitudini morali. Soprattutto in questi tempi di “esistenza meccanica”, in cui le persone non trovano il tempo di frequentare meeting e simposi, la miglior risorsa per acquisire conoscenze religiose e generali sono i libri, che possono essere sfogliati ogni qualvolta una persona ha del tempo libero. E’ possibile che la lettura di libri possa avere un impatto sulla mente dei lettori più profondo rispetto ad altre forme di acquisizione di conoscenza”

Io sono d’accordo con lo scrittore. Leggere mi fa sentire vivo. Più leggo, più mi innamoro dei personaggi; è come se facessi nuove amicizie. Quando leggo, sento che posso superare i miei problemi, le mie frustrazioni e la mia tendenza a pensare troppo alla mia vita.

Infatti, nell’estate 2014 – in quel miserabile periodo di bombardamento e morte – leggevo giorno e notte. Era il mio modo di far fronte alla guerra. Leggevo sul mio cellulare, e mi facevano male gli occhi.

Ricordo esattamente una terribile sera, stavo leggendo un libro il cui titolo era “Pace” di Gene Wolfe, uno scrittore di fantascienza. E’ la storia di un uomo cresciuto in una cittadina occidentale nella prima metà del ventesimo secolo. Il narratore, Alden Dennis Weer, racconta i suoi ricordi di infanzia, adolescenza, dell’età adulta e di quando diventa anziano. Ero profondamente assorto nella lettura quando all’improvviso l’edificio accanto fu colpito da un razzo. Sentii la terra tremare sotto i piedi. Ricordo di aver pensato tra me e me “Vorrei che questo Alden venisse qui a vedere in che razza di inferno viviamo!”.

Sebbene il mio desiderio di leggere è spesso ostacolato, io alimento la mia passione in molti modi. Per esempio, posto su Facebook citazioni dei libri che ho letto. Cerco costantemente racconti di nuovi autori su Internet. Organizzo discussioni letterarie all’Università. Cerco su YouTube video di autori che leggono i loro libri. E cerco foto delle grandi librerie del mondo come quelle di Londra, Washington e Alessandria d’Egitto.

Mi chiedo: sarò mai fortunato abbastanza da poter visitare questi posti, un giorno? O, visto che sono di Gaza, mi sarà per sempre negata la possibilità di andare all’estero e sperimentare la realtà di questi luoghi?

Spero con tutto me stesso di avere una biblioteca decente a Gaza e di poter leggere in condizioni migliori. Chiedo troppo?

 

di Khaled Al-Ostath per wearenotnumbers.org

traduzione a cura della redazione

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