Crotone, la storia clinica dei pazienti migranti in un’App grazie a Intersos e Fondazione Ibm

L'ambulatorio Intersos a Crotone (foto wereporter.it)

CROTONE – Per raggiungerlo bisogna percorrere i suggestivi vicoli del centro storico di Crotone. Ed è proprio dietro uno dei tanti angoli dei palazzi della città vecchia, che accompagnati da un mediatore culturale, troviamo l’ambulatorio in cui operano i medici del progetto Mesoghios di Intersos. A varcare il portone il legno, che dà accesso ai locali, sono di solito migranti senza fissa dimora o che versano in precarie condizioni socio-economiche. Quasi duemila i pazienti visitati nell’ambito del progetto nato nel 2014, che si è evoluto lentamente fino a diventare pienamente operativo dall’anno successivo e che si è reso quasi necessario “perché gli stranieri che attraversano il mare per arrivare qua, rappresentano quelle persone di cui di solito ci prendiamo cura nei loro Paesi d’origine” ha detto Kostas Moschochoritis, direttore generale di Intersos.

Sono una quindicina le zone del mondo in cui sono presenti i professionisti di Intersos, organizzazione non governativa che si occupa di offrire servizi, cure, assistenza medico-sanitari in paesi il cui indicatore economico è tra i più bassi a livello mondiale, paesi dai quali la gente va via, parte, “lascia il proprio paese perché – sottolinea Moschochoritis – non è più possibile vivere nel proprio paese”. Il flusso migratorio che sta interessando l’Europa e l’Italia in particolare non va considerato come mero fenomeno da affrontare, ma una realtà da capire, in cui districarsi.

Di fronte a quanto sta avvenendo – continua il direttore generale della Ong – abbiamo sentito l’obbligo e il dovere di intervenire mettendo a disposizione la nostra esperienza culturale e di lavoro con queste popolazioni. Non vogliamo certamente sostituirci allo Stato nelle sue responsabilità, ma vogliamo fare da apripista affiancandoci alle realtà associative che operano a livello locale”. A Crotone, Intersos si è rivolto alla rete di associazioni territoriali che si occupano di sociale, presieduta da Pino De Lucia e composta da Agorà Kroton, Kroton Community, Baobab e dalla Prociv di Isola di Capo Rizzuto.

Visitare i pazienti e curarli non basta e non è sempre facile, soprattutto perché si tratta di persone in movimento, che transitano da un territorio all’altro per settimane, per mesi. E una volta approdati in una città diversa, il lavoro dei nuovi medici ai quali si rivolgeranno per eventuali disturbi e/o patologie, potrebbe essere reso ancor più complicato per la mancanza della storia clinica del paziente. Un vero ostacolo, molte volte, nel percorso di cura dei pazienti migranti. Un ostacolo che però Intersos è riuscita a superare grazie al contributo della Fondazione IBM, che ha realizzato gratuitamente un’applicazione web e mobile per la raccolta dei dati medico-sanitari dei pazienti che arrivano nell’ambulatorio crotonese. La presentazione della soluzione tecnologica è avvenuta questa mattina a Crotone nel corso di una conferenza stampa svoltasi nella Sala Margherita, in pieno centro storico, a pochi passi dall’ambulatorio.

ambulatorio

 

“Non facciamo mera beneficenza – spiega il direttore generale della Fondazione IBM, Angelo Failla – abbiamo la presunzione di fare progetti innovativi che utilizzano le tecnologie che noi sappiamo realizzare per rispondere a bisogni sociali”. E uno dei bisogni di Intersos era proprio quello di un database accessibile, sicuro e rispettoso della privacy dei beneficiari del servizio medico-sanitario nel quale far confluire i dati dei pazienti trasformandoli in “informazioni utili principalmente ai migranti stessi, che potranno avere la propria cartella clinica richiedendola anche via email – continua Failla – e per gli operatori di Intersos e della rete delle associazioni locali, che potranno così conoscere meglio la realtà in cui operano sviluppando azioni mirate e sempre più efficaci”.

Il database raccoglie dati e consente di caricare anche file (video, foto, audio) per rendere più completo il quadro clinico di ogni paziente. Dopo la raccolta, i dati vengono conservati in massima sicurezza sia dal punto di vista informatico che della privacy nel Cloud Data Center che l’Ibm ha aperto nel 2015 a Milano; possono essere utilizzati singolarmente, incrociati o utilizzati per rilevazioni statistiche che possono dare importanti informazioni sulla realtà migratoria.  Una soluzione che ha suscitato l’interesse anche dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Crotone, rappresentata nell’incontro con i giornalisti dal Commissario Sergio Arena. L’idea, infatti, è quella di estendere l’utilizzo del database alla rete di associazioni attive sul territorio di Crotone nell’assistenza e accoglienza ai migranti, per fornire una risposta sempre più efficace ai bisogni di salute delle persone assistite, garantendo a ognuna delle associazioni l’inserimento, l’accesso e la consultazione dei dati relativi alla propria attività.  “Da dicembre, quando l’app è diventata operativa abbiamo già inserito le informazioni di circa duecento pazienti. Ora – ha auspicato Moschochoritis – ci auguriamo che venga condivisa da altre realtà operanti sul territorio”.

Presente in conferenza stampa anche Francesco Vignis, portavoce del sindaco di Crotone, Peppino Vallone, assente per impegni istituzionali.

Francesca Caiazzo

nella foto: (da sinistra) De Lucia, Arena, Vignis, Moschochoritis, Failla
nella foto: (da sinistra) De Lucia, Arena, Vignis, Moschochoritis, Failla

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