Caso Regeni, sit-in a Roma

Giulio Regeni

Giulio Regeni

ROMA – “Verità e giustizia per Giulio Regeni”. È quanto chiederemo giovedì 25 febbraio, a un mese esatto dal rapimento del ricercatore italiano, con un sit-in davanti all’ambasciata egiziana a Roma promosso dalla Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili, di cui l’Arci fa parte. L’appuntamento è alle 14 in via Salaria, all’ingresso di Villa Ada. Al sit-in è prevista la partecipazione dello scrittore Erri De Luca, dell’artista Lorenzo Terranera e di Amnesty International Italia che nei giorni scorsi ha lanciato la campagna “Verità per Giulio” a cui la Coalizione Italiana per le Libertà civili ha aderito.

“In Egitto continuano, impuniti, i casi di tortura, le sparizioni forzate, le morti in carcere – denuncia l’Arci in una nota -. Una repressione che colpisce le voci di protesta e di denuncia che si levano dalla società civile. E’ di questi giorni la chiusura, da parte delle autorità egiziane, del Centro El Nadim per la riabilitazione delle vittime di violenza e tortura, una fonte preziosa di informazione sulle violazioni dei diritti umani”. Proprio per questo alcune organizzazioni internazionali hanno lanciato un appello per denunciare l’ennesimo atto di repressione della libertà di associazione e di parola. Il 17 febbraio, infatti, la polizia inviata dalle autorità locali è entrata nei locali del centro per notificare un ordine di chiusura amministrativa per “infrazioni relative alla licenza”. “Nessuna spiegazione è stata data sulle motivazioni di tale decisione, o su quale norma El Nadim sia accusato di aver infranto – si legge nell’appello -L’avvocato che rappresenta il Centro El Nadim è riuscito a negoziare il rinvio dell’esecuzione del provvedimento di chiusura fino al 22 febbraio, per permettere alla dirigenza di El Nadim di chiedere al Ministero della Salute informazioni riguardo le presunte violazioni.  Ma il 21 febbraio il Ministero della salute ha confermato l’ordine di chiusura, dichiarando durante un incontro con i rappresentanti del Centro che a El Nadim viene contestato il lavoro di documentazione sulla tortura. Trova dunque conferma l’ipotesi che queste presunte violazioni di norme da parte di El Nadim non abbiano nessuna giustificazione reale. Invece, il principale obiettivo di questo ordine pare essere la soppressione di una fonte chiave di informazioni sulle torture, le morti in stato di detenzione e l’impunità per questi crimini in Egitto”.

Secondo le organizzazioni la chiusura del Centro El Nadim costituirebbe una grandissima violazione del diritto di associazione e di parola, così come una drammatica minaccia alle libertà civili, con migliaia di prigionieri politici dietro le sbarre, tutti virtualmente minacciati di atti sistematici di tortura. “Il Centro El non può essere messo a tacere – concludono -Chiediamo alle autorità egiziane di revocare immediatamente  l’ordine di chiusura, di mettere fine immediatamente e incondizionatamente alla persecuzione dei difensori dei diritti umani egiziani e delle organizzazioni di società civile, inclusa quella giudiziaria. E di abrogare tutta la legislazione che minaccia la libertà di associazione, di assemblea e di espressione per renderla coerente con la Costituzione egiziana, e con i dispositivi internazionali e regionali sottoscritti dall’Egitto”. A firmare l’appello sono Arci, EuroMed Rights, Front Line Defenders, International Federation for Human Rights (FIDH), in the framework of the Observatory for the Protection of Human Rights Defenders, Reprieve, World Organisation Against Torture (OMCT) ), in the framework of the Observatory for the Protection of Human Rights Defenders. (Agenzia Redattore Sociale)

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