Cancro: l’affetto delle persone care regala speranza

MILANO – Chi ha il cancro in cosa e come spera? Una domanda netta e bruciante, che è alla base di una ricerca condotta su 320 pazienti oncologici dell’Istituto dei tumori di Milano. “Quel che emerge è che non si spera mai da soli, ma insieme agli altri e per gli altri”, spiega don Tullio Proserpio, cappellano dell’ospedale e curatore della ricerca scientifica che è stata pubblicata sulla rivista Tumori Journal. “È la relazione con gli altri, dai familiari ai medici che infonde speranza -sottolinea il sacerdote-. Più il paziente ha un rapporto profondo e significativo con chi lo circonda e più ha speranza”. Alla domanda “Sapere di non essere solo ti dà speranza” ha risposto “molto” il 75,8% dei pazienti e abbastanza il 19,5%. E non è detto che la speranza sia legata solo alla guarigione. Molti paziente nutrono la speranza di “stare meno peggio”, “di poter sopportare meglio il dolore”, “avere sempre vicino le persone più care”. “Lo chiamo il circuito della speranza -aggiunge don Tullio-. Se mi ammalo devo fidarmi di un buon medico e anche dei miei cari che non mi lasceranno solo. E se man mano capisco che queste persone si prendono cura di me, che non sono un peso o solo un paziente, la mia speranza cresce. È la qualità delle relazione che infonde o meno speranza”.

Il questionario poneva domande anche sulla fede e sull’al di là La maggior parte degli intervistati ha un fede religiosa. E il 67,7% prega sempre o spesso per gli altri pazienti. La fede inoltre aiuta ad avere speranza: per il 49,5% in maniera determinante, il 29,8% abbastanza e per il 20,7% per nulla o quasi. Per quanto riguarda la morte, il 79,9% spera un giorno di incontrare nell’al di là le persone care. “Non bisogna confondere la speranza con un irrealistico ottimismo -aggiunge don Tullio-. La speranza aiuta il malato a vivere la sua condizione. E può avere ripercussioni positive sulle cure, senza ombra di dubbio”.

I dati e le conclusioni della ricerca saranno presentati venerdì 27 novembre, alle ore 14.30, durante il convegno “Cura della speranza, speranza nella cura”, (aula magna Istituto Nazionale dei Tumori, via Venezian, 1), durante il quale interverranno, tra gli altri, il cardinale Angelo Scola e il ministro della Salute Beatrice Lorenzin. (RS)

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