Caporalato esiste anche in Emilia Romagna, la denuncia dell’Ugl

BOLOGNA – Caporalato e sfruttamento della manodopera non sono solo problemi dell’agricoltura del Sud. La Romagna non ne è certo immune e secondo l’Ugl occorre “intervenire in maniera urgente e puntuale su alcune questioni”. È necessario “riconoscere la responsabilità penale delle imprese che accettano di sfruttare manodopera irregolare, prevedere forme di tutela per i lavoratori dei campi privi di permesso di soggiorno che denunciano gli sfruttatori, estendendo anche a essi il diritto al permesso di soggiorno , in deroga alla Bossi-Fini”.

Come spiega questa mattina alla stampa forlivese il segretario nazionale dell’Ugl Agroalimentare, Paolo Mattei, il sindacato è impegnato attivamente nella lotta al caporalato , al sotto-salariato ed al lavoro nero in agricoltura e questa estate si è distinto anche in Romagna attraverso la campagna #ilsilenziouccide. Una recente inchiesta ha accertato l’utilizzo di immigrati clandestini utilizzati come manodopera in alcune aziende agricole romagnole dell’area della provincia di Forlì-Cesena, per un compenso da 3/4 euro l’ora, con persone che per aver lavorato anche 16 ore al giorno hanno guadagnato 30 euro in tutto.

Lavoro nero e sottosalariato, aggiunge Emanuela Del Piccolo, segretario dell’Ugl di Forlì-Cesena e Rimini, si stanno diffondendo “in maniera sempre più crescente” e rappresentano “la scorciatoia più diffusa per affrontare il delicato momento di crisi che sta vivendo il settore ortofrutticolo romagnolo. Troppi sono i lavoratori e braccianti agricoli vittime di questa situazione”. (Agenzia Dire)

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