Bomba davanti chiesa, don Albanesi: “Un avvertimento ma io non ho paura”

Don Albanesi davanti alla Chiesa di San Marco alle Paludi. Foto: Fabrizio Zeppilli

CAPODARCO – Tre episodi in meno di due mesi. Tre chiese colpite dall’esplosione di ordigni rudimentali. L’ultima martedì sera, quella di San Marco alle Paludi a Fermo, di cui è parroco don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco e direttore della Fondazione “Caritas in veritate”. Un ordigno esploso davanti al portone, più potente di quelli utilizzati in precedenza contro il Duomo e la chiesa di San Tommaso, che ha mandato in pezzi il portone d’ingresso, il rosone della cappella, le vetrate della chiesa e della sacrestia. Il boato è stato sentito distintamente dai residenti.

Si tratta del terzo attentato a una chiesa fermana in poco meno di due mesi. Se l’aspettava?
Non me l’aspettavo. Non ci sono stati avvertimenti diretti. La nostra è una chiesa attiva su tutti i fronti, contro il degrado del quartiere e per l’accoglienza dei migranti.

Che idea si è fatto di quella che, a questo punto, si può ipotizzare come la regia di una stessa mano?
Siamo dei preti che si occupano di Caritas in un territorio difficile: quindi lo intrepreto come un avvertimento. Come se qualcuno volesse dirci: calmatevi e ritiratevi. Un messaggio non dico mafioso, ma delinquenziale sì da parte di chi gestisce lo spaccio di droga e la prostituzione nel quartiere di Lido Tre Archi. Un gesto delinquenziale di bassa lega. Aggiungo: di sicuro chi ha agito ci conosce bene. Sa che io non abito lì, e ha alzato il potenziale offensivo dell’ordigno, rispetto alle ‘bombe’ piazzate in precedenza davanti ad altre due canoniche.

Qualcuno suggerisce un legame tra l’accoglienza degli immigrati e questo gesto. Le appare un’ipotesi credibile?
No, non credo. Abbiamo un rapporto molto bello con questi ragazzi che abbiamo accolto, non hanno dato disturbo in città. Li stiamo integrando e progettiamo un lavoro per loro. Non siamo motivo di rabbia.

Quali sono i sentimenti di queste ore?
Non ho paura. Chi non ha scheletri nell’armadio non deve avere timori. Noi andiamo avanti. La nostra è una chiesa che accoglie e che si muove in un territorio difficile. Nello stesso tempo sono commosso dalla solidarietà di tantissime persone che in queste ore mi stanno chiamando o mandando messaggi. E’ uno stimolo forte per proseguire su questa strada. (Agenzia Redattore Sociale)

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