Afghanistan, Aifi vicina ad Alberto Cairo (Cri) rimasto a Kabul

In questi giorni di tragedia afghana, il nome di Alberto Cairo è uno di quelli ricorrenti sui media. Il 69enne piemontese (Ceva-Cuneo, 1952) è il responsabile del Programma di Riabilitazione Fisica del Comitato Internazionale della Croce Rossa in Afghanistan ed è in questi giorni una delle poche “antenne” della solidarietà internazionale rimaste accese nei giorni bui del dramma afghano.
Cairo è un fisioterapista ed è socio onorario dell’Associazione Italiana di Fisioterapia-AIFI: Alberto sta continuando il suo lavoro anche se in questi specifici giorni è ritirato nella sua abitazione di Kabul-Nord, la capitale afghana riconquistata dai talebani dopo il ritiro delle forze occidentali. E mantiene i contatti con l’Italia soprattutto grazie al suo Diario da Kabul pubblicato sul quotidiano Repubblica.
Alla domanda “nei giorni scorsi sono stati effettuati i rimpatri italiani e occidentali dall’aeroporto di Kabul. Cosa l’ha spinta a restare?” Cairo ha risposto in un’intervista: “andarmene ora non era un’opzione sul piatto. Operare in zone di guerra fa parte del mio e del nostro lavoro, se ce ne andassimo noi, non resterebbe nessuno. Confido nel fatto che i talebani, ora che sono al governo e che hanno la responsabilità di milioni di civili, ci lasceranno operare. Del resto, la Croce Rossa, oltre ad essere un organismo per sua natura imparziale e apolitico, svolge un ruolo di assistenza fondamentale e primario. Ad esempio nel mio settore specifico, che è quello dell’assistenza ai disabili e ai feriti di guerra, copriamo il 70% del lavoro su scala nazionale. Spero di potere tornare a lavoro presto e di restare qui il più a lungo possibile”.
Intervistato da FanPage – che l’ha descritto come “il fisioterapista che con le sue protesi ha permesso a migliaia di bambini e feriti di guerra di tornare a camminare” – Cairo ha dichiarato due giorni fa: “La gente qui è terrorizzata, soprattutto le donne. Solo il tempo, però, ci dirà qual è il vero volto del nuovo governo”.
“Siamo certi di interpretare lo spirito e la sensibilità di tutti i fisioterapisti italiani inviando un grande messaggio di vicinanza e coraggio al collega Alberto Cairo”, dice Simone Cecchetto, presidente di AIFI, “la sua presenza coraggiosa, responsabile e competente a Kabul è per tutta la nostra professione e per il nostro Paese un segno di dedizione alle persone ed ai malati in ogni parte del mondo. Il suo coraggio a rimanere in una terra martoriata è simbolo per tutti di una professione che è presente laddove c’è la necessità di assicurare salute e contemporaneamente di costruire incessantemente i valori del rispetto e della dignità”.

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