Dalla Somalia a Crotone: l’inferno di una 18enne, stuprata in Libia e morta dopo aver partorito

Foto di Rosanna Bartolillo Foto di Rosanna Bartolillo

(di Francesca Caiazzo) CROTONE – Aveva 18 anni, N.A.. Una vita davanti e una bimba appena nata che avrebbe potuto dare un senso più profondo alla sua vita. Non la vedrà crescere né potrà mai tenerla in braccio. Non proverà mai la gioia di sentirsi chiamare “mamma”. N.A. se n’è andata in una freddo letto d’ospedale. A Crotone. Dove era arrivata da poco insieme ad altre centinaia di persone in cerca di un futuro migliore, diverso da quello che si prospetta in un Paese come la Somalia, la sua terra.

N.A. è morta dopo aver dato alla luce la sua piccola, frutto del gesto più crudele e devastante che possa capitare a una donna. Qualcuno, in Libia, dove era rimasta per un tempo indefinito prima di potersi imbarcare verso l’Europa, avrebbe abusato di lei. Più volte, anche in gruppo. Un mostro di barbarie la cui violenza ha generato la vita, mettendola incinta. Stuprata dal branco anche mentre la sua piccola cresceva in grembo.

Sbarcata dalla nave di Medici Senza Frontiere – che aveva soccorso il gruppo di migranti di cui faceva parte – N.A. è stata trasportata direttamente in ospedale. Ha dato alla luce la sua bambina ma le sue condizioni non erano buone. Le violenze fisiche hanno debilitato il giovane corpo, il dolore e l’angoscia hanno minato la sua anima. Era depressa, non mangiava. I brutti ricordi che riaffioravano, probabilmente, e la paura per un futuro incerto non l’hanno aiutata. E poi era sola. Con quell’illusione di una vita normale svanita dopo la scoperta che probabilmente chi l’aveva portata in Italia l’avrebbe poi costretta a prostituirsi.

Da sola, N.A., in una terra straniera. E’ giunta a Crotone col pancione e con il suo carico di sofferenza, quello che tante altre ragazze straniere celano silenziosamente nel cuore. Magari, quelle stesse ragazzine che – spesso – di giorno e di notte vendono il loro corpo per le strade del centro cittadino. Quelle che ci danno fastidio perché minano il decoro delle nostre belle strade. Quelle che scandalizzano le mamme davanti ai giardini pubblici con i propri bambini. Quelle che i nostri uomini cercano. Per quattro soldi. Cinque, dieci euro. Una botta e via, magari senza protezione, ché è più bello.

N.A. non c’è più. Le cause della morte le stabilirà l’autopsia disposta dalla Procura di Crotone. Ma quante N.A. potremmo ancora salvare?

Restano rabbia e dolore. E una bambina, che porterà il nome della sua mamma. In attesa di essere amata.

AGGIORNAMENTO: N.A. riposerà nel cimitero di Papanice, a Crotone.

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