Odissea lavoro tra Jobs Act e voucher. Intervista a Landini: “Renzi? Ho cercato di prenderlo sul serio ma…”

(di Cristiana Panebianco) – L’avevamo incontrato il 14 ottobre di un anno fa, Maurizio Landini e quasi un anno dopo, nulla è mutato nelle sue parole, a parte lo scenario politico: non c’era, ancora, stato il discusso e, fino ad ora disatteso, referendum costituzionale del 4 dicembre. Ci fa da sfondo la sede romana della Fiom, in corso Trieste, e Landini non si fa attendere troppo. Si respira aria di sindacato qui e il segretario la scalda subito quando afferma, e senza indugio,  che ‘per combattere la criminalità bisogna mettere mano alla legge sugli appalti, ancora di più, perché l’obiettivo, sullo sfondo, è sempre quello cioè la creazione di un modello di mercato che valorizzi il lavoratore e un’impresa che valorizza il lavoratore ha già fatto molto per se stessa.’

 

Renzi per Landini.

‘Ho cercato di prenderlo sul serio e ho trovato singolare che non sia passato da una elezione regolare. Voleva cambiare tutto ma come e quale modello si proponeva? A nome della Fiom gli scrissi una lettera, nessun pregiudizio, volevo dargli fiducia. Era un po’ come dire: facci vedere, valorizza il lavoro, combatti l’ingiustizia sociale e lui ha proseguito sulla via tracciata da Draghi e dalla Bce in continuità con i governi precedenti. Ha ridotto l’autonomia delle persone che lavorano nei sindacati.’

 

Ha parlato di ingiustizia sociale che ci riporta al sapore delle battaglie vere dei tempi andati. Allora parliamo di contrattazione, nel senso puro del termine, come se aprissimo un libro di diritto del lavoro, per la prima volta.

E’ una mediazione di interessi e nient’altro, per me, una mediazione tra diversi, diversissimi interessi e se tu ne cancelli anche solo un po’, vuol dire che non c’è più quell’interesse, che è sempre rappresentativo di una istanza sociale e, dunque, eccola servita l’ingiustizia sociale. Le persone, oggi, sono frantumate e divise e la percentuale di lavoratori non iscritti ad un sindacato è elevata.’

 

Il mondo del lavoro al tempo della crisi tra leggi, slogan e promesse: è stato ridotto il precariato?

Se l’obiettivo era ridurre il precariato allora possiamo dire che la precarietà è davvero rafforzata. Bisogna smettere di dare i numeri e guardare la qualità di ciò che succede. È’ stato detto che è cresciuta un po’ l’occupazione. Sì. A suon di voucher o di trasformazioni di preesistenti rapporti di lavoro di cui il 77% sono contratti a termine, il 15% sono contratti a tempo indeterminato e il residuo è tutto apprendistato. In compenso è aumentato l’abbandono scolastico  e senza cultura non c’è opportunità.

 

Il suo giudizio sul Jobs Act.

Negativo. Dobbiamo contrastare la legge e riconquistare un vero statuto dei lavoratori. Come sindacato ammettiamo gli errori e dobbiamo porci il problema di uno statuto che tuteli tutte le categorie di lavoratori.

 

Parlava di Draghi e della Bce quindi di Europa: qualè l’Europa di Landini?

‘Un’Europa con tanti paesi diversi che prevalgono sugli altri dipendentemente dalla loro forza. C’è una centralità tedesca e non esiste un diritto fiscale uguale nella Europa unita né tantomeno un diritto del lavoro, eguale. Ma non dico nulla di nuovo.

 

Il suo movimento, ‘Coalizione sociale’ è nato con quale obiettivo?

Unire il mondo del lavoro e ricostruire quella cultura della partecipazione della politica nei territori, vicino alle persone, nelle sedi, nei luoghi adatti dove si possono vedere ed affrontare, davvero, i problemi. L’ho ideata come una sorta di riforma del sindacato perché i cittadini non combattono più e non si ha più fiducia verso il sindacato che, invece, riformato, ancora può essere lo strumento che permette alla gente di coalizzarsi per la difesa reale dei propri diritti, riprendendosi il coraggio e la fiducia.

 

Crede di esserci riuscito?

Sapevo che sarebbe stato un processo lento che necessitava dei giusti tempi per radicarsi e per superare le nuove resistenze. Ci siamo rivolti alle persone, in loro crediamo e al mondo dell’associazionismo. Coalizione sociale non era un recinto ma una pratica, una rivoluzione culturale cioè il tentativo di affermare una cultura del lavoro forte e o di riaffermarla, di gridarla, una cultura dei diritti e della centralità della persona. Questo è stato percepito solo in parte. Non era di certo un’operazione politica.

 

Porterà questo nella casa madre?

Assolutamente sì insieme al tema imprescindibile del contratto dei metalmeccanici.

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