Mutilazioni genitali femminili, il mondo dichiara tolleranza zero

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ROMA – Un rito di passaggio verso la maturità in molti paesi, una battaglia da vincere per il resto del mondo che anche quest’anno torna a dichiarare tolleranza zero. Sabato 6 febbraio si celebra in tutto il mondo la Giornata per il contrasto alle mutilazioni genitali femminili. Secondo l’ultimo rapporto Unicef, almeno 200 milioni di donne e bambine hanno subito questa pratica in 30 paesi (escissione parziale o totale dei genitali femminil). Sono circa 3 milioni le bambine a rischio di subirle nei prossimi 10 anni nel mondo. Trenta sono i paesi che hanno a disposizione dati rappresentativi a livello nazionale nel 2016. In Italia secondo le stime sarebbero 35 mila le donne che hanno subìto queste pratiche ed oltre mille le bambine a rischio, mentre in Europa si parla di 500 mila donne e bambine che stanno soffrendo le conseguenze delle mutilazioni e di 180 mila a rischio ogni anno.

RAPPORTO UNICEF. Almeno 200 milioni di donne e bambine hanno subito mutilazioni genitali femminili in 30 paesi. Lo rivela un nuovo rapporto Unicef, pubblicato in occasione della Giornata Onu di Tolleranza Zero verso le Mutilazioni Genitali Femminili , “Female Genital Mutilation/Cutting: A Global Concern”. La metà delle bambine e delle donne che hanno subìto la pratica vivono in 3 paesi: Egitto, Etiopia e Indonesia. Secondo i dati del rapporto, tra tutte coloro che hanno subito mutilazioni, 44 milioni sono bambine e adolescenti fino a 14 anni; in questa fascia di età, la prevalenza maggiore è stata riscontrata in Gambia, con il 56%, in Mauritania con il 54% e in Indonesia, dove circa la metà delle adolescenti (con un età fino a 11 anni) hanno subito mutilazioni. I paesi con la più alta prevalenza tra le ragazze e le donne tra i 15 e i 49 anni sono la Somalia: 98%, Guinea: 97% e Djibouti: 93%. In molti paesi, la maggior parte delle donne hanno subìto mutilazioni genitali prima di aver compiuto 5 anni.

I dati del rapporto a livello globale mostrano che rispetto al 2014 circa 70 milioni di donne di bambine in più hanno subìto la pratica. “Questo è dovuto – si legge nel testo – alla crescita della popolazione in molti paesi e ai dati rappresentativi a livello nazionale raccolti dal Governo dell’Indonesia. Visto che è disponibile una maggior numero di dati sulla diffusione delle Fgm, risulta che il numero totale di donne che ha subito le mutilazioni è in aumento. Nel 2016, sono 30 i paesi che hanno a disposizione dati rappresentativi a livello nazionale”.

Le Mutilazioni Genitali Femminili differiscono a seconda delle regioni e delle culture, con alcune forme che provocano rischi per la vita di coloro che le hanno subìte. In ogni caso le Fgm violano i diritti delle ragazze e delle donne. Noi tutti – governi, operatori sanitari, leader di comunità, genitori e famiglie – dobbiamo ampliare i nostri sforzi per eliminare definitivamente questa pratica”, ha dichiarato Geeta Rao Gupta, Vice Direttore generale dell’Unicef.

La spinta contro le mutilazioni genitali femminili sta crescendoI tassi di prevalenza delle FGM tra le ragazze tra i 15 e i 19 anni sono diminuiti, con un 41% in meno in Liberia, un 31% in meno in Burkina Faso, 30% in Kenya e 27% in Egitto, rispetto agli ultimi 30 anni. Dal 2008, oltre 15.000 comunità e distretti in 20 paesi hanno pubblicamente dichiarato di voler abbandonare la pratica delle FGM, comprese oltre 2.000 comunità nell’ultimo anno. 5 paesi hanno varato leggi a livello nazionale per mettere al bando la pratica. I dati indicano anche una diffusa disapprovazione vero le FGM, e la maggioranza delle persone nei paesi dove esistono dati sulle FGM pensano che dovrebbero finire. In questa ricerca sono compresi circa due terzi dei ragazzi e degli uomini.

Ma il tasso di progresso generale non è abbastanza alto per tenere il passo con la crescita della popolazione, secondo Unicef. Se l’attuale trend continuerà, nei prossimi 15 anni il numero di bambine e donne soggette alle Fgm crescerà. L’Unicef insieme con l’Unfpa, coordina il programma mondiale più ampio per l’eliminazione delle Fgm. Con l’inclusione dell’eliminazione delle FGM tra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile entro il 2030, gli impegni della comunità internazionale contro le FGM saranno più forti che mai.

SITUAZIONE IN ITALIA. “Il tema delle mutilazioni genitali femminili è di estrema attualità e purtroppo ci riguarda sempre più da vicino”. Lo dichiara in una nota Liliana Ocmin, Responsabile Dipartimento Donne Immigrati Giovani della Cisl e Coordinatrice Nazionale Donne Cisl nella Giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili e nella Giornata mondiale ecclesiale contro la “tratta”.

“Il Parlamento europeo – continua Ocmin – ha stimato che 500 mila donne e bambine che vivono in Europa stanno soffrendo le conseguenze delle mutilazioni genitali femminili e che 180 mila sono a rischio ogni anno. In Italia, nonostante la legge del 2006 che vieta e persegue gli autori di tali reati, sarebbero 35 mila le donne sottoposte a queste pratiche ed oltre mille bambine a rischio“. “Come Coordinamento donne Cisl- conclude Ocmin- il nostro impegno ètotale:proseguiamo con la nostra azione di informazione e sensibilizzazione nei luoghi di lavoro rilanciata nel 2011 con la Campagna “MGF: Mutilazioni Giunte alla Fine, consapevoli che tutti, parti sociali, politica, istituzioni, debbano fare di più per debellare questa pratica e ridare dignità a donne e minori”.

amref stop the cut

LA CAMPAGNA AMREF. In occasione della giornata, Amref lancia la campagna “Stop the cut” (Fermiamo il taglio) con l’obiettivo di sensibilizzaree le comunità africane, attraverso la radio, con le testimonianze di chi è salvo grazie ai riti di passaggio alternativi. Amref ha raccolto le storie di Doris e Louise, che per anni hanno circonciso le donne: oggi sono impegnate a sensibilizzare la comunità Masai con l’aiuto dell’organizzazione raccontando la loro esperienza e tutte le difficoltà che hanno incontrato le donne e le bambine durante e dopo la pratica. Nel 1993 questa pratica è stata classificata come una forma di violenza contro le donne dalla legislazione internazionale dei diritti umani. Nel 2012 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha emanato una risoluzione sulla eliminazione delle mutilazioni.

Amref Health Africa è preoccupata dal fatto che, contrariamente a questa posizione internazionale, in Sierra Leone il Ministro del Welfare e delle Pari Opportunità ha annunciato che la mutilazione genitale femminile è una pratica culturale supportata dal Governo e che dunque non sarà messa fuori legge.

Oggi, più di 125 milioni di donne e ragazze appartenenti a 29 Paesi dell’Africa e del Medio Oriente vivono con i genitali mutilati. La maggior parte delle vittime hanno subito la mutilazione nel periodo compreso tra l’infanzia e i 15 anni di età.

La mutilazione genitale ha complicazioni acute e croniche.

È per questa ragione che nel 1993 la mutilazione genitale femminile è stata classificata come una forma di violenza contro le donne dalla legislazione internazionale dei diritti umani. Nel 2012 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha emanato una risoluzione sull’eliminazione delle mutilazioni genitali. Negli anni sono dunque stati compiuti vari progressi su questo fronte e oggi 24 dei 29 Paesi dove si concentravano maggiormente le mutilazioni genitali femminili hanno promulgato una normativa contro questa pratica.

Nel corso del suo lavoro con le comunità, Amref ha notato che le mutilazioni non solo portano a problemi medici ma svantaggiano le donne portandole ad abbandonare gli studi quando sono molto giovani, costringendole a matrimoni precoci, relegandole a ricoprire nelle comunità la posizione più bassa per quanto concerne lo sviluppo umano.In Kenia e Tanzania l’organizzazione ha lavorato con gli anziani delle comunità Masai per sviluppare un Rito di Passaggio Alternativo per le adolescenti, al fine di eliminare la pratica della mutilazione. Il rito di Passaggio Alternativo è stato messo in pratica dal 2012 e consente alle ragazze di effettuare la transizione all’età adulta senza subire il taglio. Nel solo Kenya, oltre 8mila ragazze hanno partecipato al rito di passaggio alternativo, scampando alla morte, alle ferite e al matrimonio precoce.

Ora, in occasione della Giornata Tolleranza zero, Amref si appella al Governo della Sierra Leone ed agli stakeholders che lavorano per sostenere i diritti delle donne in Africa, affinché prendano posizione al fianco alle donne della Sierra Leone e condannino le Mutilazioni Genitali Femminili. L’organizzazione si dichiara disponibile a fornire al Governo della Sierra Leone il supporto tecnico per sviluppare e implementare le politiche e le strategie per l’eliminazione di questa pratica nociva.

Redazione