Lotta all’Aids, “servono 15 miliardi di dollari in più all’anno”

ROMA – Alla fine del 2014 le vite salvate erano 17 milioni, entro il 2016 potrebbero essere 22. Il Fondo Globale per la Lotta contro Aids, Tubercolosi e Malaria, nato nel 2002, è il maggior finanziatore  multilaterale di programmi di lotta a queste pandemie, di cui ha ridotto di un terzo la mortalità nel mondo.

Nonostante questo, l’Aids ha ucciso fino ad oggi 35 milioni di persone, 125 mila ogni mese, soprattutto le più povere e vulnerabili: il 95% delle nuove infezioni avviene nei paesi in via di sviluppo, 5.500 persone al giorno, di cui un terzo sono giovani. Nonostante il costo dei farmaci antiretrovirali pediatrici sia sceso del 90%, solo un terzo dei bambini vi ha accesso. Nell’Africa subsahariana è la prima causa di mortalità fra i giovani fra i 10 e i 19 anni, e la seconda su tutta la popolazione. Qui un adulto su 20 ha l’Hiv, di cui il 60% sono donne, e il 30% delle nuove infezioni sono ragazze. In Mozambico ci sono 800mila orfani a causa di questa malattia, su una popolazione di 25 milioni di abitanti, e lo stigma provoca isolamento e ulteriori disuguaglianze.

Nel 2014, però, è finalmente arrivata l’inversione di tendenza: in tutto il mondo il numero di persone sottoposte alle cure ha superato i nuovi casi di contagio, 37 milioni. In prospettiva si può sperare di debellare la malattia per il 2030. “La terapia antiretrovirale ha dimostrato la propria efficacia anche come prevenzione – spiega Stefania Burbo, focal point Osservatorio Aids, illustrando i dati del rapporto “La TTF Europea: un’occasione unica per dire basta all’Aids”, realizzato da Coalition Plus, (che riunisce 13 organizzazioni internazionali impegnate su questo tema) e lanciato in Italia da  Osservatorio Italiano sull’Azione Globale contro l’AIDS in collaborazione con la campagna ZeroZeroCinque, in occasione della giornata mondiale contro l’Aids -. Prima si prescriveva solo quando il paziente raggiungeva una certa carica virale, ora la raccomandazione dell’Oms è somministrarla appena si scopre la sieropositività, o addirittura in caso di esposizione al virus, come nel caso di coppie, e ciò diminuisce fortemente la possibilità di contagio”. Attualmente la cura è disponibile per il 40% delle persone che ne hanno bisogno. Il Fondo Globale cura 8,1 milioni di persone, l’obiettivo è raggiungere gli altri 22 milioni. “Gli interventi vanno dalla prevenzione, alla cura, al sostegno della comunità e delle famiglie dal punto di vista sociale, psicologico ed economico – continua Burbo –, partendo dal rispetto dei diritti umani, contro lo stigma sociale. Anche l’accessibilità protetta all’ospedale è importante, altrimenti non vengono per paura di essere viste”. “Sono fondamentali anche i risultati indiretti – aggiunge Serena Fiorletta, responsabile comunicazione Aidos -, come l’accesso all’istruzione e alla salute, per evitare i matrimoni precoci come il contagio”.

Il momento di svolta necessita però di uno sforzo ulteriore di finanziamento, altrimenti, dopo questo stop, le pandemie riprenderebbero a correre, aumentando esponenzialmente i soldi necessari per ridimensionarle. Secono Unaids le infezioni devono passare dai 2 milioni del 2014 a 500mila nel 2020 e a 200mila nel 2030. A quel punto diminuirebbe il numero assoluto di persone bisognose di cure: un picco di investimenti nel 2020 che avrebbe un ritorno 15 volte tanto. Con gli investimenti attuali, invece, l’epidemia continuerebbe a crescere  fino a raggiungere 2,5 milioni di morti l’anno.

Attualmente la lotta all’Aids conta su 20 miliardi di dollari di fondi, di cui la metà dai paesi in via di sviluppo. Secondo l’Onu ne servirebbero 8-12 in più all’anno, 15 contando anche tubercolosi e malaria. Da qui la proposta dell’Osservatorio e ZeroZeroCinque: la tassa sulle transazioni finanziarie europea (TTF) dovrebbe generare 35 miliardi di entrate fiscali all’anno,destinarne cinque alla lotta all’Aids coprirebbe un terzo delle necessità mondiali per debellare questa malattia.

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