La missione di suor Natalina accanto alle bambine accusate di stregoneria

Foto: www.mlfm.it

BUKAVU (Repubblica democratica del Congo) – “Amo moltissimo i piccoli di cui mi occupo, ma so che non sono riuscita a entrare in tutte le problematiche del continente africano. Perciò mi sento sempre un’italiana che ama l’Africa come può, cosciente di avere qualcosa da dare e da ricevere da questa terra”. A parlare è Suor Natalina Isella, suora laica che vive l’Africa da 40 anni: nel 2001 a Bukavu, capoluogo della provincia del Sud Kivu, ha aperto il centro di accoglienza Ek’ Bana (‘La casa delle bambine’) che, oltre a essere un punto di riferimento per tutta la comunità, accoglie le bimbe cacciate dalle famiglie perché accusate di essere streghe. “Sono venuta in Africa la prima volta l’8 dicembre 1976. Era un mio sogno riuscire a diventare missionaria, adoravo leggere la vita dei missionari, ma mi sembrava di non essere all’altezza: poi, un giorno, si è presentata l’occasione. L’Istituto secolare di cui ero membro fece un questionario per conoscere le motivazioni di chi desiderasse partire: sono stata scelta e sono partita”.

Suor Natalina, racconta, si è sempre sentita coinvolta dalle situazioni disagio, con il forte desiderio di avvicinarvisi, per portare un po’ di speranza e far tornare il sorriso: “Sin dall’inizio essere d’aiuto in qualche modo è stata la mia gioia, non mi sentivo mai stanca, avevo sempre tante idee su come reagire alla miseria. Credo che questo sia frutto dell’educazione familiare e dell’ambiente in cui sono cresciuta: non per niente avevo scelto di fare l’assistente sociale”. Oggi il centro Ek’ Bana – sostenuto dall’Italia dal Movimento per la fame nel mondo (Mlfm) – accoglie una cinquantina di bambine, ma ne segue un centinaio: in più, funge da punto d’ascolto per tutto il paese. È un asilo e una scuola elementare, aiuta anziani e orfani, persone che cercano lavoro, ragazze madri che non sanno come nutrire i figli; promuove corsi di taglio e cucito.

“Ci sono giorni pienissimi, con tante persone che arrivano qui per esporre il loro problema. Equando vedo una persona che, dopo avere parlato con noi, torna a sperare e a credere che la sua situazione difficile possa migliorare, ecco, in quel momento mi sembra di vivere veramente la mia missione. È questo che mi dà la forza per andare avanti. Mi piace lavorare per l’équipe locale, aiutare gli animatori e le animatrici a mantenere uno sguardo positivo, di speranza. A volte si tratta di parole di conforto, altre di orientamenti da trovare insieme”. Suor Natalina ringrazia l’Italia per il sostegno e racconta del suo intimo momento di preghiera (“Quando la giornata è finita mi piace sedermi nella cappellina e pregare”): “Naturalmente certe volte ci sono difficoltà e incomprensioni, ma la gioia di essere fedele ai poveri e ai bambini è sempre l’emozione prevalente”.

Il personale di Ek’ Bana non si limita ad accogliere le bambine accusate di stregoneria, ma si impegna in un percorso di ricongiungimento con le famiglie d’origine: “I bimbi e le bimbe che noi incontriamo, abbandonati o cacciate da casa, hanno la stessa necessità di affetto, ma capisco benissimo che situazioni di miseria estrema rendano difficile la risposta a questi bisogni fondamentali. Ma noi non demordiamo, e insistiamo sempre per recuperare il discorso familiare. Cerchiamo di spiegare ai genitori e ai parenti che una figlia femmina non è una disgrazia, ma la salvezza delle famiglie”. Al centro di Bukavu sono accolte ragazze all’ultimo gradino della scala sociale, in situazione di grande disagio familiare, spesso analfabete, non sempre accettate e viste di buon occhio: “È con loro che cerchiamo di costruire un discorso educativo di recupero scolastico e di formazione professionale. Ogni anno reclutiamo 80/90 ragazze per aiutarle a diventare sarte capaci di organizzarsi e guadagnare onestamente la loro vita. Quando si vedono trattate con rispetto e con serietà nella formazione capiscono la loro importanza, e pian piano cambia anche il loro aspetto esteriore”.

Secondo la cultura locale, spiega suor Natalina, la donna nella società non ha un ruolo importante quanto quello dell’uomo. Per questo le figlie femmine sono da sempre trascurate sia nella scolarizzazione sia nella considerazione: in tempi più recenti, con l’avanzamento dell’istruzione, si è cercato di promuovere la figura femminile. “Oggi le cose stanno lentamente cambiando, e c’è chi lavora per la valorizzazione del genio femminile. Per esempio: questo è un periodo di crisi, non c’è lavoro, c’è disagio, guerriglia, gli uomini sono disoccupati. E spesso è la donna che, con piccoli stratagemmi e lavoretti giornalieri – un po’ di commercio, un po’ di coltivazioni, un po’ di cucito – riesce a racimolare qualcosa per sfamare la famiglia. Posso dire che, se la donna è responsabile e capace di tenere il suo ruolo di vera madre, è rispettata”. (Agenzia Redattore Sociale)

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