La Marcia Perugia-Assisi divide i pacifisti

ROMA – Si svolgerà il prossimo 9 ottobre la nuova edizione della “Marcia Perugia-Assisi”, sul tradizionale percorso che la vide inaugurare nel 1961 dal fondatore del Movimento Nonviolento, Aldo Capitini. Ma da questa edizione cambia nome e dalla storica “Marcia per la Pace” diventa la “Marcia della pace e della fraternità”. “Niente accade per caso – hanno spiegato nel manifesto di lancio i promotori dell’iniziativa -. Così come la maggiore parte delle violenze odierne sono il risultato delle nostre scelte economiche, sociali, collettive e individuali, abbiamo tutti il potere, dunque il dovere, di creare pace facendo venire meno le cause di queste violenze”.

Tuttavia proprio dai successori di Capitini è arrivato ieri l’annuncio della non adesione del Movimento Nonviolento all’edizione di quest’anno. “Capitini ideò quella Marcia in un momento internazionale di forte contrapposizione Est-Ovest – spiega in una nota Mao Valpiana, attuale presidente del Movimento -, con lo spettro dell’olocausto atomico, per unire le masse popolari italiane, cattolici e comunisti, laici e religiosi, nel comune desiderio di pace per il mondo. Ma alla generica aspirazione alla pace, Capitini volle aggiungere ‘il lancio dell’idea del metodo nonviolento’”. “Dopo la morte di Capitini – prosegue il comunicato – il Movimento Nonviolento ne raccolse l’eredità: fu Pietro Pinna a proseguirne l’opera e nel 1978, a dieci anni dalla morte di Capitini, ripropose la Marcia come strumento di azione del movimento per la pace e lo fece anche negli anni successivi con precisi obiettivi politici: nel 1981 contro l’installazione dei missili nucleari, nel 1985 per il blocco delle spese militari. Poi però la Marcia si è ‘istituzionalizzata’, assunta dagli Enti locali umbri e da un comitato promotore permanente, che l’ha resa periodica, convocandola ogni due anni. La Marcia negli anni è divenuta patrimonio comune, un appuntamento importante, ma con il rischio della ritualità e della genericità”.

È proprio questa genericità della “piattaforma” che sostiene questa edizione della Marcia “Perugia-Assisi” che è al centro della polemica tutta interna al mondo del pacifismo italiano, di cui parla tra l’altro anche il numero di questo mese del mensili dei Paolini “Jesus”, intitolato emblematicamente “Dov’è finito il pacifismo?”. L’appello dei promotori della marcia “Contro la violenza e l’indifferenza” e per “fermare le guerre, le stragi e i violenti; contrastare le idee e le politiche che alimentano le paure e le divisioni; gettare le basi per una società di pace” per il Movimento Nonviolento sono “francamente affermazioni troppo generiche, prive di qualunque impegno e obiettivo politico stringente all’altezza della tragica realtà dei nostri tempi”. E ancora: “Titolo, contenuti e documento della Marcia sono stati comunicati come un dato di fatto. A tutti si chiede solo di aderire e partecipare. La gestione, l’organizzazione, l’immagine della Marcia restano in mano al cosiddetto ‘comitato promotore’ che, sempre con la stessa firma personale, appare come un organo monocratico”. Piuttosto si sarebbero dovuto proporre “obiettivi politici specifici e chiari” come ad esempio “la Campagna ‘Un’altra difesa è possibile’, con la proposta dell’approvazione di una Legge che riconosca e renda istituzionalmente operativa la difesa civile non armata e nonviolenta”. Per tutto questo il Movimento Nonviolento “ha ritenuto che non vi siano le condizioni per poter aderire alla Perugia-Assisi del 2016”.

Alla Marcia saranno invece presenti i giovani in servizio civile. Sempre ieri infatti il Dipartimento della Gioventù e del Servizio civile, come fatto per le precedenti edizioni, ha comunicato che la partecipazione è considerata giorno di servizio effettivo. Coloro per i quali il riposo settimanale coincide con la domenica, avranno la possibilità di utilizzare un turno di riposo entro i 15 giorni successivi, in una data da concordare con l’Ente di servizio”. “Gli Enti, pertanto, sono invitati a consentire la partecipazione dei volontari alla Marcia della Pace, avendo cura di trasmettere nei giorni successivi all’iniziativa a questo Dipartimento l’elenco dei volontari che hanno partecipato all’evento”, precisa il Dipartimento. (Agenzia Redattore Sociale)

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