In coma dopo cesareo: nuova interrogazione parlamentare sul caso di Catia Viscomi

Catia Viscomi

Catia Viscomi

CROTONE – Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, dovrà rispondere in aula sul caso di Catia Viscomi, la donna da quasi due anni in coma dopo aver subito un taglio cesareo per far nascere il suo primo figlio all’Ospedale Pugliese Ciaccio di Catanzaro. La deputata della Lega Nord, Barbara Saltamartini, ha depositato, infatti, un’interrogazione a risposta orale per sapere se il Ministro “sia a conoscenza dei fatti” e “quali iniziative, per quanto di competenza, intenda urgentemente assumere al fine di contribuire a fare piena luce sulla vicenda”.

Saltamartini ricostruisce i passaggi fondamentali della storia di Catia Viscomi, ripercorrendo la storia da quella tragica notte tra il 6 e il 7 maggio 2014 fino ad arrivare al proseguimento delle indagini della Procura di Catanzaro. Come già avevano fatto due deputati del Movimento Cinque Stelle, anche Saltamartini si sofferma sul ruolo dell’anestesista presente in sala parto evidenziando che “l’evento è scaturito dall’assurda circostanza che il volume degli strumenti era stato posto su «manuale», anziché «meccanico»; ciò per mantenere il volume basso perché l’anestesista dell’ospedale Pugliese, Loredana Mazzei (ormai deceduta) non sopportava il suono degli strumenti che avvertivano la riduzione della saturazione dell’ossigeno nei pazienti e quindi ogni volta che c’era lei in sala operatoria la citata anestesista veniva abbassato il volume degli strumenti che avvertivano la riduzione della saturazione dell’ossigeno nei pazienti”. Nell’interrogazione si legge poi che “se l’instabilità dell’anestesista Mazzei era stata già evidenziata addirittura dal primario di una tra le più eccellenti strutture ospedaliere italiane – l’Ospedale pediatrico Bambin Gesù – e avvalorata dai racconti di alcuni medici colleghi, a parere dell’interrogante la vicenda denota una grave superficialità da parte dell’Ospedale Pugliesi di Catanzaro nella gestione dell’incarico alla Mazzei”.

Inoltre, continua Saltamartini, “dai fatti emerge che all’ospedale Pugliese il primario del reparto, di anestesia e rianimazione) fosse a conoscenza dei problemi dell’anestesista Mazzei, eppure nessuno sembra abbia agito per rimuoverla dall’incarico o abbia evitato che la stessa continuasse a svolgere un compito così delicato”. Fatti gravi per la deputata leghista “ma ancor più vergognoso a giudizio dell’interrogante, perché palesa le carenze della giustizia italiana, è l’attesa da oltre due anni del marito di Caterina Viscomi, Paolo Lagonia, di sapere cosa sia realmente accaduto quella notte”.

Saltamartini chiede, dunque, al Ministro se non intenda avviare “come accaduto in altri tragici casi, un’ispezione per verificare se i protocolli adottati in sala parto dell’ospedale Pugliese di Catanzaro fossero adeguati in relazione alle patologie della dott.ssa Mazzei e se i protocolli attuali, normalmente adottati durante il parto, siano conformi a quelli solitamente applicati in altri ospedali, con ciò consentendo al sig. Paolo Lagonia di avere le risposte che da anni attende”.

 

Francesca Caiazzo