Hamidou è libero, il sarto ivoriano ha il permesso di entrare in Tunisia

ROMA – Dopo 96 ore di fermo nella zona di transito dell’aeroporto di Tunisi, Hamidou è libero. Dell’artigiano ivoriano che aveva lasciato il Paese per presentare a Parigi le creazioni dell’atelier Refuge, un progetto nato a partire dall’esperienza degli ex abitanti del campo di Choucha, vi avevamo raccontato ieri. Fermato lo scorso 29 novembre, dopo lunghe trattative con la polizia di frontiera e il segretario di Stato all’immigrazione e integrazione sociale, Karim Traoré (Hamidou, come lo chiamano tutti a Tunisi) ha ricevuto finalmente il permesso di entrare in territorio tunisino. A denunciare i fatti erano state Debora del Pistoia, responsabile Cospe in Tunisia e la ricercatrice Martina Tazzioli, a seguito della telefonata del ragazzo. Col sostegno di Samia Jelassi, avvocato della Maison des droits et des migrations, che è restata costantemente in contatto con la polizia di frontiera tunisina per gestire la situazione dal punto di vista legale, la vicenda è stata sbloccata.

Hamidou è l’ennesima vittima di un sistema perverso di discriminazioni che si basa sul colore del passaporto. “La sua lotta per la regolarizzazione e quella della sua attività economica continua in Tunisia, come quella di molti altri che subiscono il vuoto giuridico nella gestione dell’immigrazione e l’assenza di una legge che regoli l’asilo nel paese, spesso meno visibili ma altrettanto importanti”. E come riferisce il Cospe nel comunicato che annuncia la sua liberazione, la lotta di Hamidou continua,  insieme a quella delle tante donne e dei tanti uomini che rivendicano a sé il diritto di poter scegliere il posto in cui stare. Una vittoria, quella di Hamidou, che ci ricorda che “le frontiere Europee iniziano già nello spazio nordafricano, ormai di fatto intrappolato nella logica dell’esternalizzazione delle politiche migratorie dell’Unione Europea”.(Marta Menghi)

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