Gesù nasce in un gommone

Gesù nasce in gommone

La foto del presepe pubblicata da don Vitaliano su Facebook

MERCOGLIANO (AV) – Quest’anno ad Avellino, Gesù nasce in un gommone. Senza bue e asinello, senza Maria e Giuseppe, né pastori venuti ad adorarlo. Ai suoi piedi un altro bambino, ma morto: il piccolo Aylan, siriano di tre anni, annegato insieme al fratellino Galip di cinque anni e alla madre Rehan, nelle acque dell’Egeo tra Turchia e Grecia. E’ il presepe realizzato da Don Vitaliano Della Sala, parroco nella chiesa di Capocastello a Mercogliano (Avellino). Le ragioni alla base della iniziativa, che suona come una provocazione, le spiega lo stesso prete sul suo blog: “Di fronte alla triste vicenda delle migliaia di profughi che scappano dalla guerra e dalla fame, e troppo spesso annegano nel Mediterraneo, ci viene voglia di girarci dall’altra parte o cambiare canale: perché rovinarci il Natale per difendere i diritti di gente che non conosciamo nemmeno?

Don Vitaliano spiega che “accettare fino in fondo il Vangelo e l’insegnamento della Chiesa ci deve portare a denunciare fermamente l’imperante ondata di razzismo e ci deve far andare controcorrente” e ricorda: “Abramo, Mosè e Giosuè, i padri dell’ebraismo, e dunque padri anche del cristianesimo, furono degli “immigrati” nella Terra promessa. E sappiamo bene che Pietro, duemila anni fa, giunse a Roma, riuscendo a fondarvi la Chiesa: oggi, forse, se pure gli fosse riuscito di raggiungere vivo la città eterna – e di non crepare asfissiato nella stiva di qualche nave – verrebbe espulso come clandestino”.

Don Vitaliano (foto Facebook)
Don Vitaliano (foto Facebook)

Per questo, prosegue il parroco “accoglieremo tutte le sorelle e tutti i fratelli “clandestini” che vorranno farci dono della loro presenza, e attraverso loro accoglieremo Dio stesso che ci fa il dono della sua visita: è giunta l’ora di rivendicare il nostro diritto ad essere antirazzisti, uscendo allo scoperto con la stella di Davide cucita sulla giacca pur senza essere ebrei, dichiarandoci idealmente siriani o afghani pur essendo nati in Italia e tutto questo semplicemente perché siamo esseri umani e cristiani”

Infine il sacerdote si rivolge ai migranti: “Cari fratelli e sorelle migranti, è iniziato il giubileo universale degli esclusi e dei dimenticati: l’anno di grazia in cui viene annunziato ai poveri un lieto messaggio. Perciò vi invito a restare in Italia perché non è vero che venite a rubarci il posto di lavoro, perché non è vero che siete troppi, tanto da non poter essere integrati nel nostro tessuto sociale. Vi invito a restare in Italia perché in ogni caso avete qualcosa da regalarci, perché se restate, potete aiutare questo paese a cambiare, perché non ci sono soltanto quelli che non vi vogliono; per fortuna, ci sono tanti che sono contenti di avervi tra noi e non vedo per quale motivo debba comunque prevalere il razzismo. Rimanete in Italia se questo è il posto in cui vi piace vivere, perché i confini territoriali, l’idea di patria e di nazione fanno parte del passato: siamo tutti, egualmente, cittadini del mondo

Redazione

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