Don Lorefice, da parroco a vescovo dei poveri

PALERMO – Sarà il pastore della strada che Palermo aspettava ormai da tempo. E’ don Corrado Lorefice il nuovo arcivescovo della città che, ieri pomeriggio in cattedrale nel corso di una celebrazione solenne – presieduta dal cardinale Paolo Romeo e mons. Antonio Staglianò (vescovo di Noto) -, da parroco di Modica è diventato arcivescovo del capoluogo siciliano. Davanti a migliaia di persone, infatti, arrivate da tutte le parti della Sicilia, visibilmente commosso, il nuovo arcivescovo ha abbracciato la città, sottolineando che il suo sforzo principale “sarà quello di essere un pastore della strada pronto a lasciarsi guidare e accompagnare dagli altri per stare vicino ai poveri e a tutti i più fragili e ultimi della città”.

Oltre mille solo le presenze, arrivate con 15 pullman e mezzi privati, di fedeli accorsi dalla diocesi di Noto: familiari, amici, gente comune che lo ha conosciuto da parroco. “Siamo sicuri che don Corrado anche con questo importante ruolo non cambierà come persona – dice Giulia, una sua parrocchiana di Modica -. Abbiamo fiducia in lui perché è una persona semplice che ama l’umanità e che sarà in grado di aiutare i palermitani sposando cultura e dedizione ai poveri”. “Con lui siamo cresciuti nella stessa parrocchia di Ispica – racconta Pietro Spadaro, che conosce don Corrado da quando erano bambini -. Lo ricordo da ragazzo, è sempre stato deciso e con tanta voglia di fare. Mi aspetto è sono sicuro che Corrado saprà fare tanto perché ha grandi potenzialità e forte determinazione. Lui viene dal basso e non dimentica le origini”.

Dieci minuti di applausi hanno salutato il momento in cui è avvenuto, dopo la consacrazione episcopale, l’insediamento ufficiale da vescovo in cui mons. Lorefice non ha nascosto le lacrime. Commozione che non si è fermata anche nel momento in cui ha ricordato di essere nato e cresciuto nel piccolo paese di Ispica a cui resta molto legato. “Ho vissuto con stupore e trepidazione la scelta di Papa Francesco – ha affermato ancora – che mi ha colto nel mio essere uomo in ascolto e in cammino. Vengo in mezzo a voi per essere aiutato a capire le fragilità e i bisogni di questa nostra città”. “Voglio stare vicino ai poveri, agli ultimi, ai bambini abusati, alle donne violentate, ai migranti, agli ammalati, agli anziani, alle persone sole, a chi non ha un lavoro e una casa – ha detto nel suo discorso conclusivo alla cittadinanza -. I poveri saranno la mia bussola. L’oppressore è questo sistema economico crudele che riduce gli uomini a merce di scambio. Non ho piani da proporvi vi chiedo solo di continuare ad aiutarmi ad ascoltare la chiamata che è dentro di voi. Essere vescovo non è esercizio di potere. Voglio mettermi in ascolto della chiesa di Palermo, degli eventi della storia e ascoltare le vite e il respiro di questa città”.

Tra le autorità presenti hanno partecipato oltre alla chiesa ortodossa, anche alcuni rappresentanti delle religioni ebraica e musulmana. L’arcivescovo Lorefice ha sottolineato in alcuni suoi passaggi l’importanza della loro presenza. “Qui a Palermo Oriente e Occidente si sono incrociati – ha detto -. Dobbiamo ricordarci la natura di pace di questa città e l’unità profonda anche della nostra Italia, tra Nord e Sud. Ricordiamoci di essere un popolo che nel suo Dna ha il potere della relazione e della pace. Dobbiamo sentire una spinta forte nell’essere costruttori di pace”. In un altro dei suoi passaggi fondamentali il nuovo arcivescovo ha sottolineato la grande vitalità sociale che ha la città di Palermo con tutte le sue realtà vicine da sempre ai più deboli: Caritas, centro Astalli, centro Santa Chiara, Missione Speranza e Carità di Biagio Conte. “Bisogna continuare su questa strada – dice – ricordandoci anche che questa è la terra del beato p. Puglisi, di Falcone, di Borsellino e di Piersanti Mattarella. Questa è una terra che da sempre ha sete di giustizia perché tante volte è stata violata. Coltivare la memoria non significa dare riconoscimenti formali e ideali ma significa rimanere a stretto contatto con la vita. Dobbiamo essere testimoni forti di una parola che non ha paura. Sono pronto a camminare insieme a voi. Sono certo che gli ostacoli non mancheranno ma insieme ce la potremo fare”.

Il saluto alla città. In utilitaria e senza macchina blu è stato accolto prima della celebrazione in cattedrale dal sindaco Orlando. E’ salito sul palco allestito davanti al municipio e durante il suo discorso di benvenuto ha citato il don Pino Puglisi e l’art.3 della costituzione. “Io sono uno di voi, un concittadino, un palermitano – ha affermato – e per voi sono un amico, un fratello e un padre. Dobbiamo spenderci per una Sicilia che sia la terra di tutti, delle famiglie e dei bambini che sono il nostro futuro. Vi dico queste cose non da moralista ma riportando le parole del vangelo che Francesco mi ha chiamato a portarvi. Don Pino Puglisi ci ha fatto capire cosa significa testimoniare il vangelo. La nostra bussola deve essere anche l’articolo 3 della nostra Costituzione, sul principio di uguaglianza – ha detto Lorefice con la voce rotta per la commozione, mentre leggeva il testo dell’articolo – che come cittadini siamo chiamati a rispettare e per realizzare tutto questo Palermo ha un’energia meravigliosa. Mando un abbraccio di cordialità che entri in tutte le case”.

“Non mi nascondo le contraddizioni di una bellezza che a Palermo appare ferita dalla violenza e dal sopruso – ha continuato mons. Lorefice -. Sono qui stasera per farmi carico con voi di tutto questo. Nella sua storia – ha aggiunto – questa città porta in sè i segni della sua rinascita, del suo possibile ruolo di guida di una Sicilia libera dai lacci della mafia, dal clientelismo e dal cinismo, dalla disillusione e dalla disperazione di giovani costretti a partire e di adulti senza valori, libera dalla difficoltà economica e dalle contraddizioni sociali, dalla povertà e dall’ingiustizia, dal pressappochismo e dalla rassegnazione. Vogliamo una Sicilia che sia la terra della festa, della memoria viva degli anziani, dell’ospitalità vigile degli adulti, del sogno incantato dei bambini. I bambini sono l’immagine del nostro futuro”. (Agenzia Redattore Sociale)

Foto tratte dal profilo Facebook dell’Arcidiocesi di Palermo

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