Bruxelles, Pollari: “Attentati prevedibili”

ROMA – “Mi sembra che sia ora che l’Europa si renda conto che il terrorismo vive tra noi. Questa è la cronaca di una morte annunciata, ce l’avevano detto in tutti i modi. Avevano indicato anche le città. Mi pare che tra le notizie stampa che trapelino in questi giorni vi siano addirittura delle indicazioni più specifiche, ma aldilà di queste indicazioni da tempo, diciamo così, il programma operativo dell’Isis andava in questa direzione, quindi era prevedibile che ci fosse (un attentato, ndr), come è prevedibile che ce ne saranno altri. Non c’è nulla che mi sorprenda”. Cosi l’ex direttore del Sismi, il Generale Nicolò Pollari, intervistato a Mix24 di Giovanni Minoli su Radio 24.

Alla domanda se questi attacchi avvenuti a 48 ore dall’arresto di Salah siano una risposta all’arresto del terrorista, Pollari risponde: “Io le darò una risposta più articolata. Penso di no e in parte penso che ci sia una connessione: non penso affatto che siano direttamente collegati alla cattura del terrorista, penso che la cattura del terrorista abbia fatto anticipare un po’ qualche tempo per la preoccupazione che qualcosa potesse venir fuori”. Ed a Minoli che chiede se sia stato un errore far trapelare la notizia della cattura, l’ex direttore del Sismi risponde: “Guardi, se è stato fatto deliberatamente, specialmente con le indicazioni che emergono da molti organi di stampa e propagate con grande enfasi sul fatto che lui volesse collaborare, certamente è stato un errore, errore molto grave”.
“Ho il sospetto che l’arresto di Salah Abdeslam – prosegue Pollari -, e specialmente la possibilità teorica che questa vicenda potesse in qualche modo determinare in Belgio, a Bruxelles, dove loro sono più forti, una qualche variabile rispetto alle loro progettualità, abbia anticipato, diciamo così, l’iniziativa”.

“Il primo problema è che le anime del Belgio parlano tra di loro poco e mal volentieri, questo mi sembra. In più si aggiunge la qualità dell’azione preventiva, dell’azione di sicurezza e di intelligence”. Continua Pollari. Ed alla domanda se la maggior forza dei terroristi sul territorio belga voglia dire che non ci sono fonti capaci di segnalare la presenza di queste persone, Pollari risponde: “Senta, non è che non abbiamo fonti, c’è sempre un problema di qualità dell’attività preventiva e informativa. Il Belgio, diciamo così, come Paese in sé ha sempre avuto un rapporto molto particolare con questo tipo di fenomeno, loro- sono cose che mi sono anche state dette nel tempo- hanno sempre pensato e sperato di essere solo un paese di transito”.

E prosegue: “Non solo sono diventati un Paese incubatore. Il Belgio è una realtà molto peculiare rispetto all’Europa, vi sono troppi governi, troppe municipalità, troppi distretti di polizia, come interscambiano le informazioni? L’intelligence si muove in questo quadro. Lei pensi alle divisioni politiche e linguistiche, fiamminghi valloni, sono due mondi completamente separati, vi sono sei governi, uno generale fiammingo, comunità tedesca, vallone, regione della capitale. Questa situazione si riflette a livello municipale: solo a Bruxelles ci sono 19 distretti, ciascuno con un suo sindaco”. (Agenzia Redattore Sociale)

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