Bebe Vio, le magie della campionessa paralimpica in pedana e in libreria

Beatrice Vio

Beatrice Vio

ROMA – A Beatrice Vio, il fioretto è sempre piaciuto: ha iniziato a volteggiarlo nell’aria quando aveva solo cinque anni. Nel 2008, quando di anni ne aveva undici, è stata colpita da una meningite fulminante. Ha rischiato di non farcela, ma è sopravvissuta con i quattro arti amputati. La sua famiglia (i genitori, il fratello, la sorella) le è rimasta vicina, insieme agli amici della scherma, ai compagni di scuola e al gruppo Scout.
Nell’autobiografia “Mi hanno regalato un sogno: La scherma, lo spritz e le Paralimpiadi (Di tutto di più)”, pubblicata da Rizzoli, la diciottenne Bebe racconta questa e molte altre esperienze vissute intensamente, con un sorriso straordinario e una contagiosa solarità. La giovane atleta e campionessa paralimpica – a cui dedica un servizio il mensile Superabile Inail – , proprio per la sua carica di entusiasmo unita a una granitica determinazione, viene chiamata spesso a tenere dei corsi motivazionali; ha fondato con i genitori la onlus art4sport, per avvicinare i ragazzi con disabilità fisiche alle discipline sportive. Il titolo del volume richiama un brano del cantante Jovanotti, che ha scritto la prefazione, mentre l’introduzione è firmata da Luca Pancalli, presidente del Cip.

Lei, in gara, si comporta sempre meglio. Ha ottenuto nel luglio scorso l’ennesima medaglia in Coppa del mondo e a settembre ha raggiunto il gradino più alto del podio anche a Eger, in Ungheria, dove ha gareggiato ai Mondiali di scherma paralimpica. “Manca ancora tanto alle Paralimpiadi di Rio de Janeiro – ha ammesso la schermitrice diciottenne –, ma solo a sentirle nominare mi vengono i brividi. Andare ai Giochi significa vivere un sogno: più di 400 giorni mi separano da quell’appuntamento, nei prossimi mesi dovrò allenarmi al meglio e liberare la mente”.

Intanto l’atleta veneta ha trovato il tempo di essere tra i testimonial della firma del protocollo d’intesa tra il Comitato italiano paralimpico e l’Università telematica Pegaso. “Mi hanno sempre insegnato a vivere lo sport come una passione e un hobby: prima viene lo studio, poi tutto il resto – ha commentato Beatrice –. La speranza è che questo accordo tra il Cip e la Pegaso possa aiutare tante persone disabili che praticano sport, perché c’è una vita fuori dalla dimensione sportiva. Studio arti grafiche e comunicazione: il prossimo anno affronterò la maturità e se non faccio gli esami niente Paralimpiadi”. (Redattore Sociale)

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