Uranio impoverito, quelle morti che ‘imbarazzano’ il Ministero

Militari in Afghanistan

Militari italiani in Afghanistan (Foto di Francesca Caiazzo, 2012)

ROMA – Potrebbe essere la vittima n.324. Morta a causa dell’esposizione all’uranio impoverito. Si chiamava Stefania Stellaccio, 31anni di Salerno e non è riuscita a vincere la sua battaglia contro quel tumore al cervello che l’ha portata via ai suoi affetti. Lo stesso male che, pochi giorni fa ha ucciso anche Luciano Cipriani, maresciallo dell’Aeronautica militare di 47 anni.

Originaria di Roccadaspide, 31 anni, Stefania era un ex caporal maggiore dell’Esercito Italiano e aveva partecipato ad una missione in Libano. Nell’ambiente era conosciuta come la soldatessa che giocava a nascondino con i bambini. “Soldato esemplare e ragazza solare” la definisce Domenico Leggiero, dell’Osservatorio Militare, da anni impegnato a difesa di militari in servizio e non che hanno riportato danni a causa dell’esposizione, mentre erano in servizio in Italia o all’estero, all’uranio impoverito.

Stefania Stellaccio
Stefania Stellaccio

Quello di Stefania è il quinto decesso ‘sospetto’ in meno di un mese. Ad oggi i morti sono 324 (solo quelli noti all’Osservatorio ma è un numero approssimato in difetto), i malati oltre 3700. Numeri ai quali andrebbero aggiunti le vittime civili e quelle dei poligoni internazionali sardi.  Numeri di fronte ai quali “è umiliante – scrive Leggiero – il silenzio assordante del ministro e del Governo che annovera tra i suoi componenti un Sottosegretario con delega specifica”.

“Sono morti quelle dell’uranio impoverito che si tende a nascondere o a dimenticare, quasi come fossero “imbarazzanti”, così come sembra si vogliano nascondere anche le numerose sentenze ottenute che, anche se provenienti solo dall’Osservatorio Militare, hanno contribuito a distanza di 15 anni a rendere giustizia ai nostri soldati e dare all’Italia il merito di aver giuridicamente dimostrato il nesso di causalità tra uranio e malattia e creata quella giurisprudenza necessaria ed indispensabile all’Europa tutta per affrontare nel modo giusto, anche negli altri Paesi, la questione dell’uranio impoverito” sottolinea Leggiero, che proprio ieri aveva comunicato “l’ennesima condanna per il Ministero della Difesa ottenuta dall’Avv. Angelo Fiore Tartaglia e dall’Osservatorio Militare che da anni hanno individuato, studiato ed affrontato giuridicamente il problema”.

Pasquale Cinelli
Pasquale Cinelli

Il Tribunale di Firenze ha, infatti, condannato il Ministero a pagare 882.322 euro alla figlia e alla vedova di Pasquale Cinelli, carabiniere paracadutista del Tuscania morto il 19 novembre 2000 a soli 41 anni per un tumore al colon che si era esteso a polmone, fegato, peritoneo e ossa. La sentenza arrivata dopo 15 anni di battaglie, per Leggiero, è particolarmente importante perché “fa una chiara e netta distinzione tra quelli che sono gli indennizzi previsti (sebbene sempre negati dall’Amministrazione e poi riconosciuti dalla Magistratura) ed i risarcimenti dei danni subiti dai parenti dei militari ammalati o deceduti”.

Domenico Leggiero
Domenico Leggiero

“Ormai è evidente – conclude Leggiero – che in Italia questo problema dovrà essere affrontato solo nelle aule di Giustizia. Con la speranza che anche le nostre Istituzioni possano maturare quel senso civico (di cui sono ricchi i nostri militari) e rispetto dei diritti a cui vengono richiamate puntualmente dalle sentenze di condanna. Andremo avanti nell’assordante silenzio di tutte le Istituzioni”.

Redazione

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