Un network dei ragazzi fuori famiglia, per diventare cittadini attivi

adolescenti

BOLOGNA – “Sto per compiere 18 anni, sono felice ma anche preoccupato”. “Vivere in comunità o provenire da Paesi stranieri ci porta a essere vittime di pregiudizi o razzismo”. “Anche noi possiamo fare volontariato, significa darci una possibilità e riconoscerci delle capacità”. “Il nostro vissuto ci terrorizza e raccontarlo a qualcun altro è difficile, sarebbe bello avere qualcuno che ci aiuti a tirare fuori quel vissuto”. Sono alcune delle voci di un gruppo di giovani care leavers dell’Emilia-Romagna (ragazzi che vivono o hanno vissuto in comunità, in affido o in case famiglia) e che sono intervenuti questo pomeriggio in Regione nell’ambito della seconda Conferenza del Care leavers network dell’Emilia-Romagna promossa dall’associazione Agevolando. “Nel 2014 i ragazzi hanno rivolto le loro 10 Raccomandazioni a operatori e istituzioni , mentre quest’anno si rivolgono all’opinione pubblica, ai cittadini, agli altri ragazzi”, spiega Federico Zullo, presidente di Agevolano che, a sua volta, ha vissuto un’esperienza in comunità da adolescente. Obiettivo? Far sentire la loro voce, avere la possibilità di essere cittadini attivi, essere ascoltati. Non a caso l’hashtag dell’evento è #perfarciascoltare. “Spesso si tende a proteggere questi ragazzi, a tenerli chiusi per non esporli a pericoli – continua Zullo – ma un maggiore protagonismo, la consapevolezza di poter dire la propria sui percorsi che li riguardano, li rende più autonomi”.

Diventare maggiorenni, razzismo e pregiudizi, volontariato, paura e coraggio di raccontarsi. Sono i temi scelti dai giovani care leavers per la seconda conferenza del Care leavers network. “Compiere 18 anni per noi è un traguardo importante, cambiano tante cose per i ragazzi nella nostra situazione. Chiediamo maggiore ascolto, fiducia, sostegno”, dicono. E ancora, “spesso le esperienze di affido o l’accoglienza sono viste, e a volte anche vissute, come situazioni di disagio. A noi piacerebbe che ciascuno potesse desiderare di conoscere prima di giudicare. Scoprendo chi sono gli altri possiamo imparare a considerare la diversità una ricchezza e magari scoprire anche che ciascuno ha dento di sé un mondo”. Forte presa di posizione da parte dei ragazzi di origine straniera in riferimento ai recenti fatti di Parigi: “Noi non ci stiamo a cedere al razzismo e alla violenza. Crediamo occorra rispondere con la forza dell’incontro, cioè essere consapevoli che ogni persona ha un valore, al di là del colore della pelle o della religione”.

Nell’ambito della conferenza è stata annunciata l’idea di dare vita a un network nazionale di Care leavers, coinvolgendo altri giovani in tutto il territoro italiano. Un progetto che ha ricevuto il patrocinio e sarà  realizzato grazie a una collaborazione con l’Autorità nazionale Garante per l’infanzia e l’adolescenza. Nel 2016 saranno attivati gruppi locali in 6 regioni (Piemonte, Sardegna, Veneto, Campania, Trentino Alto-Adige e Liguria) che culmineranno in altrettanto mini-conferenze regionali con l’obiettivo di “presentare il network nazionale in una conferenza pubblica nel luglio 2017, a Roma”, conclude Zullo. Presenti alla conferenza in Regione la vicepresidente e assessore al Welfare, Elisabetta Gualmini, la deputata Vanna Iori, e il Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescente (con un videomessaggio). (Redattore Sociale)

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