UE: redistribuire profughi

migranti

BRUXELLES – Alleggerire i paesi di frontiera e provare a distribuire in modo più equo gli oneri tra i diversi Stati membri. La Commissione europea tenta di mettere finalmente mano al regolamento di Dublino, quello che stabilisce criteri e meccanismi per determinare quale Stato membro dell’Ue è responsabile di esaminare una domanda d’asilo e che carica il fardello sulle spalle del paese di primo arrivo. “Abbiamo visto nella crisi in atto che le regole di Dublino hanno messo troppa responsabilità solo su pochi Stati membri”, ammette il vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, secondo cui “per il futuro abbiamo bisogno di un sistema basato su regole comuni, una equa condivisione della responsabilità e vie sicure per quelli che hanno bisogno di protezione per entrare nell’Ue”.

L’esecutivo comunitario oggi tenta di iniziare a costruirlo, mettendo sul tavolo due diverse opzioni che saranno discusse con gli Stati membri prima di arrivare alla formulazione di una proposta legislativa concreta: una idea è più ambiziosa, l’altra più realistica. “Vogliamo un miglioramento ambizioso e sostanziale del sistema di Dublino che porti ad un risultato più equo per tutti”, assicura il commissario europeo all’Immigrazione, Frans Timmermans.

L’ipotesi ideale, ma difficilmente realizzabile, è quella di un sistema di asilo completamente nuovo, basato su una chiave di distribuzione permanente dei migranti in arrivo tra i diversi Stati membri. In pratica, in base a dimensione, ricchezza e capacità di assorbimento, ogni paese dovrebbe farsi automaticamente carico di una quota di migranti.Sarebbe così superato il principio che lega la responsabilità di uno Stato al punto di ingresso del migrante nell’Ue. Una proposta bella sulla carta, ma difficilmente traducibile nei fatti, vista la resistenza di una parte degli Stati europei a mettere in atto anche soltanto il sistema emergenziale di ricollocamento dei rifugiati da Italia e Grecia che da mesi fatica a decollare. La Commissione europea lo sa bene e così mette sul tavolo anche una seconda proposta, più modesta ma più praticabile.

L’idea è quella di un meccanismo correttivo, una sorta di “Dublino Plus”, per ristabilire l’equità tra i diversi Stati membri. In questo caso, il criterio attuale secondo cui la responsabilità è del paese di primo arrivo sarebbe mantenuto, ma sarebbe anche affiancato da un meccanismo strutturale d’emergenza che in specifiche circostanze farebbe automaticamente scattare un sistema di redistribuzione dei migranti dagli Stati sottoposti a “pressione sproporzionata” verso gli altri paesi. Un’idea già più digeribile per le capitali del Nord ma che poco sposterebbe per i paesi di frontiera che si troverebbero ancora a farsi carico del grosso del lavoro.

L’esecutivo comunitario ammette che nel lungo termine la soluzione ideale sarebbe quella di trasferire la responsabilità di trattare le domande di asilo dagli Stati direttamente all’Unione europea. Ma questo richiederebbe trasformazioni istituzionali più profonde e uno sforzo economico non indifferente. Per il momento si è dunque deciso di soprassedere e provare a portare a casa qualcosa nel breve periodo. Ora la Commissione discuterà le opzioni con gli Stati membri, per tentare di arrivare ad una proposta che, quando sarà presentata, possa essere adottata rapidamente. La vera proposta legislativa da parte dell’esecutivo comunitario dovrebbe arrivare prima dell’estate. (Agenzia Redattore Sociale)

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