Sardegna, 1.200 docenti di sostegno lasciano regione

ROMASono circa 1.200 i docenti specializzati per il sostegno che, con le nuove assunzioni, hanno lasciato la Sardegna per raggiungere le destinazioni assegnate: e questo, insieme ai tagli e alla cattiva gestione delle risorse, sta diventando “un vero e proprio cancro” per le famiglie degli studenti disabili che vivono nella nostra regione”. L’allarme arriva da Manuela Serra, portavoce del Movimento 5 Stelle al Senato. “E’ una situazione drammatica, più che nel resto d’Italia – ci assicura – ricevo ogni giorno lettere di famiglie molto preoccupate, perché al figlio disabile manca l’insegnate di sostegno, o l’educatore, o il servizio di trasporto scolastico. Solo negli ultimi tempi, mi sono arrivate ben due segnalazioni da Nuoro: i dirigenti scolastici avevano chiesto alle famiglie degli studenti disabili di tenere i figli a casa, perché le scuole non erano più in grado di accoglierli e seguirli. Sono situazioni penose, che bisogna risolvere al più presto”, afferma Serra.

“Vi paghiamo la benzina, accompagnateli voi”. Altrettanto “penosa” è l’incapacità di garantire agli studenti disabili il servizio di trasporto scolastico fino alla  fine dell’anno. “Esiste un fondo per questo – riferisce Serra – alimentato in parte dalla regione, in parte dalla provincia. Ma mentre la regione ha versato i suoi 1,2 milioni, la provincia pare non abbia stanziato nulla. Il trasporto degli studenti disabili della provincia di Cagliari è stato quindi finora affidato a una ditta privata, ma l’appalto sarebbe scaduto a novembre. Questa mattina una delegazione di genitori e rappresentanti di studenti ha incontrato L’assessore alla Pubblica Istruzione Firino, ha assicurato che sarà prorogato fino a gennaio, ma è stata molto fumosa nel rispondere alle domande. E assolutamente incapace di garantire un servizio fino alla fine dell’anno. Da gennaio, questi ragazzi rischiano di restare a casa”, spiega Serra, che questa mattina ha accompagnato 27 genitori di 5 istituti di Cagliari in assessorato. “Ad alcuni – continua Serra – è stato proposto un buono per il carburante, a patto che accompagnassero loro i figli a scuola: ma pochi di loro sarebbero in grado di farlo”, osserva Serra. Nulla di chiaro è stato invece detto riguardo alle risorse e a come queste siano stati utilizzate. “Il fondo in questione comprende trasporto e assistenza – spiega Serra – Ad alcuni genitori è stato chiesto di scegliere tra un servizio e l’altro. E questo è inammissibile”, commenta Serra, che nei prossimi giorni presenterà un’interrogazione parlamentare sul tema.

Quando manca l’insegnante di sostegno. Intanto, storie di “cattiva inclusione” continuano ad arrivare dalla Sardegna. “I quaderni di mio figlio sono vuoti da due mesi – denuncia la mamma di un ragazzo autistico di Sassari su La Nuova Sardegna –  Passa tanto tempo in un’aula insieme alla supplente dell’insegnante di sostegno. Ma lui ha il diritto di rimanere in classe insieme agli altri, l’autismo non è una malattia contagiosa”. Il problema, in questo caso, è che l’insegnante di sostegno è andato in pensione e ora non ce n’è uno in grado di comprendere i bisogni del bambino, che frequenta la terza elementare e “fino allo scorso anno – assicura la mamma – aveva la media del nove”. Ora invece, sempre più spesso la mamma deve correre a scuola a riprendersi il figlio, perché nessuno è in grado – pare – di gestire le sue crisi. “Lo hanno trasferito in un’aula isolata – racconta la mamma a La nuova Sardegna – nei giorni scorsi ho assistito a una scena penosa: un compagnetto è andato a trovarlo, non so cosa mi abbia trattenuto dallo scoppiare a piangere, sembrava un detenuto che riceveva una visita”. E’ a conoscenza del caso Manuela Serra e “ci sto già lavorando – assicura – ma purtroppo di storie come questa ce ne sono moltissime, nella nostra regione più che nelle altre. La Sardegna, con il suo statuto speciale, avrebbe potuto fare una legislazione specifica, ma il governatore non ha fatto nulla e così ora queste famiglie ne pagano le conseguenze: gli insegnanti specializzati se ne vanno e questi ragazzi restano privi di un sostegno qualificato”.

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