“Safe passage now”, in marcia per i rifugiati

profughi rotta balcanica

ROMA – Per adesso sono 115 in 28 paesi di tutto il mondo, ma il numero cresce di ora in ora. Tante sono le città che domani si uniranno per chiedere più diritti per i rifugiati e la creazione di passaggi sicuri per la fuga dalle zone di guerra. La marcia scatterà in contemporanea alle 15 in punto in Italia così come in moltissimi altri stati europei tra cui Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Paesi Bassi, Lettonia, Norvegia, Portogallo, Romania, Spagna, Svezia e Regno Unito. Per il nostro paese hanno aderito fino ad ora le città di Firenze, Lecce, Pescara e Torino. Ma la solidarietà, grazia al tam tam sui social network con l’hastag #SafePassage, ha superato di molto i confini europei: si manifesterà anche in Islanda, Israele, Turchia e Stati Uniti.

Le richieste sono per tutti le stesse. Per prima cosa la creazione di passaggi sicuri e legali per consentire a chi fugge dalla guerra di arrivare in Europa senza rischiare la vita. E poi la possibilità di iniziare la procedura di richiesta di asilo già in paesi terzi, la creazione di visti umanitari e la garanzia di una protezione per i rifugiati anche lungo tutto il percorso nei paesi europei. I manifestanti chiederanno anche che si smetta di limitare i diritti dei richiedenti asilo e dei rifugiati, come invece avviene oggi. Sono ad esempio ritenute inaccettabili le norme che privano i migranti dei loro averi, come avviene in Danimarca, o che non consentono i ricongiungimenti familiari.

“Queste persone scappano per salvare la propria vita. Non possiamo permettere che muoiano davanti ai nostri occhi”, sottolineano gli organizzatori denunciando le 363 morti di uomini, donne e bambini, avvenute nel Mediterraneo soltanto a gennaio 2016. “Non possiamo permettere loro di essere detenuti in campi, quando arrivano cercando la libertà”, continuano, ricordando le “condizioni di vita inumane” a cui i richiedenti asilo sono costretti nei campi di Calais o di  Dunkerque, in Francia. Insomma “non possiamo guardare l’Europa cadere a pezzi, non possiamo fallire come esseri umani”, chiederanno i partecipanti agli eventi già organizzati in tutto il mondo o a quelli che ancora si stanno organizzando.

Anche nelle città che ancora non figurano nella lista di quelle aderenti, chiunque può infatti dare vita ad una marcia di solidarietà. Basta creare, con l’aiuto dei social network, un evento e cercare di diffonderlo il più possibile, anche appoggiandosi ad associazioni locali. Poi, basterà ritrovarsi domani alle 15 in punto al grido di “Safe Passage now”.  (Agenzia Redattore Sociale)

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