Nel mondo 150 milioni di lavoratori migranti

lavoratori stranieri

Su circa 232 milioni di migranti internazionali, 150,3 milioni sono lavoratori. Lo dice un nuovo studio dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), secondo cui i lavoratori migranti rappresentano il 72,7% dei 206,6 milioni di migranti in età lavorativa (dai 15 anni).  La stima è stata presentata alla viglia della Giornata mondiale e celebra il 40° anniversario della Convenzione (n. 143) sulle migrazioni in condizioni abusive e sulla promozione della parità di opportunità e di trattamento dei lavoratori migranti , adottata dalla Conferenza Internazionale del Lavoro nel 1975. La maggioranza dei lavoratori migranti sono uomini (83,7 milioni). Quasi la metà si concentra in due grandi regioni: l’America del Nord, e l’Europa (Nord, Sud e Ovest); i paesi Arabi, invece, contano la maggior presenza di lavoratori migranti rispetto al totale dei lavoratori (35,6%).

La stragrande maggioranza si trova nel settore dei servizi. Sono 106,8 milioni di lavoratori (71,1 % del totale dei lavoratori migranti); seguono l’industria (inclusa quella manifatturiera e delle costruzioni), con 26,7 milioni, e l’agricoltura, con 16,7 milioni. Sull’insieme dei lavoratori migranti, il 7,7 % sono lavoratori domestici.

Nel mondo circa 8,5 milioni donne impegnate nei lavori domestici. E’ questo uno dei “settori economici meno regolamentati” rileva l’Ilo, secondo cui “la concentrazione di lavoratrici migranti e la scarsa visibilità dei lavoratori in questo settore spesso producono diverse forme di discriminazione”. Sui circa 67,1 milioni di lavoratori domestici nel mondo, 11,5 milioni (17,2 per cento) sono migranti internazionali. Le donne rappresentano circa il 73,4% e sono le più numerose nella regione Asia del Sud-Est e Pacifico, con il 24% del totale. Seguono l’Europa (Nord, Sud e Ovest) con il 22,1% e gli Stati Arabi con il 19%  Un dato sottilinea il rapporto destinato a crescere. “Con l’invecchiamento delle società e le altre evoluzioni demografiche e socio-economiche, è probabile che i lavoratori domestici continueranno a migrare in gran numero per rispondere ai bisogni in termini di servizi di cura alla persona e assistenza alle famiglie”.

“Per molte ragioni, le migrazioni sono una questione centrale nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. – spiega Rafael Diez de Medina, Direttore del Dipartimento Ilo sulle statistiche. – I migranti hanno bisogno di lavorare, ma è altrettanto accertato che nei prossimi anni, molti paesi di destinazione avranno bisogno di nuovi lavoratori. Il mondo avrà bisogno di più dati di migliore qualità e di indicatori per poter seguire questi flussi. Il presente rapporto stabilisce un precedente nella ricerca di dati solidi a livello mondiale atti a guidare i responsabili delle decisioni politiche”.

“Alla luce dei profondi mutamenti demografici che caratterizzano il contesto italiano ed europeo è opportuno attribuire una giusta attenzione alla valorizzazione dei lavoratori migranti e delle loro competenze – sottolinea Gianni Rosas, Direttore dell’Ufficio Ilo per l’Italia e San Marino – La piena integrazione nei paesi di destinazione può essere sostenuta in primo luogo attraverso misure volte ad assicurare un lavoro dignitoso ai migranti, al fine di valorizzare il contributo e le competenze che questi lavoratori possono apportare allo sviluppo economico e sociale dei paesi di accoglienza. L’Agenda dell’ILO per una migrazione equa offre degli spunti ai governi e alle parti sociali per adottare politiche di gestione delle migrazioni eque e basate sia sui bisogni dei mercati del lavoro che sul rispetto dei diritti, dei quali i lavoratori migranti devono poter godere come qualsiasi altro lavoratore”, conclude Rosas.

“Le stime contenute nello studio dimostrano che la stragrande maggioranza dei migranti cerca migliori opportunità lavorative. Siamo conviti che, con l’utilizzo di una metodologia affidabile, aumenterà in modo significativo la nostra conoscenza del fenomeno migratorio e potremo disporre di una base solida su cui sviluppare politiche migratorie efficaci”, dice Manuela Tomei, Direttore del Dipartimento dell’ILO sulle condizioni di lavoro e l’uguaglianza. (Redattore Sociale)

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