Lo Porto, petizione per intitolare una via di Palermo al cooperante ucciso

giovanni lo porto

BOLOGNA – È passato quasi un anno dalla morte di Giovanni Lo Porto, il cooperante palermitano ucciso da un drone durante un raid americano condotto sul confine afghano-pakistano. Rapito insieme al collega tedesco Bernd Muehelnbeck da Al Qaeda il 19 gennaio 2012 a Multan, in Pakistan, Giovanni è stato ucciso dall’esercito Usa esattamente tre anni dopo, anche se la notizia è stata resa nota solo in aprile (quindi tre mesi dopo la tragedia) “per permettere lo svolgimento di un’indagine interna che spiegasse i motivi che hanno portato alla tragica morte”, spiegò allora Barack Obama. Lo Porto al momento del rapimento era nel Paese asiatico per conto della ong tedesca Welthungerhilfe, per un progetto di ricostruzione delle case distrutte nel terremoto che colpì l’area nel 2010.

Tre anni, quelli del rapimento, all’insegna del completo silenzio, rotto ‘solo’ dalle decine di migliaia di firme a sostegno dell’appello lanciato da un gruppo di ong che chiedeva la liberazione di Giovanni e dal discorso di insediamento – era lo scorso 3 febbraio – del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ricordò i 3 italiani ancora nelle mani di rapitori (oltre a Lo Porto, Padre Dall’Oglio e Ignazio Scaravilli, quest’ultimo poi liberato a giugno). Ma oggi, l’idea dei familiari e degli amici di Giovanni è quella di fare di tutto, tranne restare in silenzio, per ricordarlo: Gvc (la ong bolognese per la quale il giovane lavorò per qualche tempo) ha istituito un premio in suo onore, e ora sulla piattaforma Change.org in sole due settimane migliaia di persone hanno firmato la petizione ‘Intitolare un’importante via o piazza di Palermo al nostro cooperante Giovanni Lo Porto’. Ne mancano una manciata per raggiungere quota 10 mila.

“È giusto che Palermo ricordi questo straordinario cooperante, nato da umile famiglia nel quartiere periferico di Brancaccio (quello di padre Puglisi), che con le sue sole forze ha realizzato studi di gran livello, imparato sei lingue e lavorato infaticabilmente in molte zone calde in aiuto delle popolazioni locali – si legge nella lettera indirizzata al Presidente della Repubblica, al presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta e al sindaco di Palermo Leoluca Orlano –. Lo Porto è una luce per la nostra città e gli vanno resi da chi di dovere gli onori che merita, il che servirebbe anche a lenire il dolore della sua famiglia”. (Redattore Sociale)

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