Legge autismo, in assenza di risorse “puntare su famiglia, scuola e tecnologie”

legge su autismo

ROMA – Ci sono due grandi assenti nella legge sull’autismo in vigore da settembre: la scuola e i soldi. Ma tanto si può fare, valorizzando le risorse che ci sono e le nuove possibilità che questa normativa offre. E’ questa, in sintesi, la lettura della legge che ha offerto questa mattina Giuseppe Maurizio Arduino, responsabile del Centro autismo e sindrome di Asperger della Asl Cuneo1, intervenendo alla seconda giornata di lavori del Convegno nazionale dell’Aira, l’associazione italiana di ricerca sull’autismo. Ripercorrendo la nuova legge articolo per articolo, Arduino ha evidenziato le principali novità positive, segnalando però anche le criticità e proponendo soluzioni per aggirarle.

Lea ovvero “diritti esigibili”. Tra gli aspetti positivi, c’è sicuramente “il riferimento alle linee guida, con la specificazione che questa vadano aggiornate, non solo sulla base della letteratura scientifica, ma anche delle buone pratiche”, ha osservato. Soprattutto, c’è “la definizione delle prestazioni fornite dai servizi sanitari per l’autismo come Lea, che significa diritto esigibile da tutti coloro, bambini e adulti, che hanno ricevuto una diagnosi”. Altro merito della legge è di “chiedere alle regioni di mettere a punto percorsi diagnostici terapeutici assistenziali, parlando di modelli organizzatici in base alle situazioni locali”. Positivo, per Arduino anche il fato che, all’articolo , la legge parli di attività di ricerca, che riguardi anche le buone pratiche terapeutiche ed educative”.

La scuola dov’è? Nella legge però “manca la parola scuola, che non viene mai nominata – ha osservato Arduino – La legge infatti si rivolge per lo più ai servizi sanitari e questo è positivo, ma non può certo prescindere dalla scuola: il riferimento infatti c’è nell’articolo 4, dove si citano le ‘linee di indirizzo’ del 2012, che parlano di processi di inclusione scolastica e integrazione tra interventi sanitari e scolastici”. 

L’invarianza finanziaria e “l’arte di arrangiarsi”. Il punto più critico della legge sull’autismo è però probabilmente l’articolo 6,  il quale “ci dice che dobbiamo fare tutto questo con la clausola dell’invarianza finanziaria – osserva Arduino – Abbiamo calcolato che, solo in Piemonte, se dovessimo garantire 10 ore a settimana di assistenza (a fronte delle attuali 2) ai 109 bambini 0-3 anni diagnosticati, servirebbero oltre 2 milioni in più di oggi: bisognerebbe infatti passare da 544.320 a 2.721-600 euro. Allora la domanda è: come possiamo offrire percorsi di trattamento appropriati, secondo le Linee guida e nel rispetto dei Lea, senza risorse dedicate? Come rendere operativa e concreta una legge senza copertura finanziaria?”. La domanda, apparentemente irrisolvibile, non resta senza risposta: per Arduino, “bisogna aprire il frigo e cucinare ciò che troviamo: dobbiamo insomma valorizzare le risorse che ci sono”. E queste risorse sono principalmente tre. 

Famiglia, scuola, tecnologie. Sono questi i tre ambiti che vanno valorizzati: la scuola, “in cui ad oggi il bambino autistico vive il 90% del suo rapporto individualizzato. E’ la scuola quindi la prima grande risorsa che dobbiamo potenziare, soprattutto attraverso la diffusione della formazione, anche tramite soluzioni a basso costo come gli sportelli autismo”. La seconda risorsa è la famiglia, attraverso “programmi mediati dai genitori, che sono raccomandati anche dalle Linee guida”. Infine, le tecnologie, “come la formazione on line, le piattaforme web e le consulenze via Skype. Alcune buone prassi in questo senso stanno già dando buoni frutti e in futuro andranno certamente enfatizzate”.

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