Disabilità, “la Sicilia è indietro su tutto”

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PALERMO – Pochissimi progetti individuali e pochissimi diritti e servizi garantiti per tutti coloro che in Sicilia hanno una disabilità. A dirlo con forza è, ancora una volta, l’Anffas Sicilia che questa mattina, presso l’assessorato regionale alla famiglia ha organizzato un incontro per parlare del progetto “Matrici Ecologiche” concluso da Anffas Onlus Nazionale e cofinanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

La Sicilia è una terra, purtroppo, dove ancora i diritti di chi è con disabilità sono una chimera di questo ne è convinto anche l’avvocato Francesco Marcellino, consulente legale Anffas Onlus. “1549 sono stati i processi al Tar di Palermo – dice il legale per garantire i diritti a chi è disabile – ma non si risolvono i problemi soltanto con i processi. Come si crede possa essere possibile consentire un vero avvio dell’integrazione socio-sanitaria se non attraverso l’analisi dei bisogni (socio-sanitari, scolastici, assistenziali ecc) della singola persona, la pianificazione dei servizi sulla base dei complessivi bisogni di un determinato territorio e, quindi, il governo non frammentario e confuso dell’offerta, gestione e fruizione dei servizi?”.

“Le famiglie siciliane sono esasperate e disperate per la continua assenza dei servizi e risorse – tuona il presidente di Anffas Onlus Sicilia, Giuseppe Giardina – ma soprattutto quello che manca è la volontà reale di attivarsi concretamente. Le istituzioni sono assenti, sorde e silenti davanti al grido delle famiglie e dei loro figli ancora per quanto tempo? L’associazione – prosegue – si spende a livello nazionale e locale, perché di progetto individuale si continui a parlare e perché lo si faccia nei termini giusti. Per questo vogliamo che lo strumento matrici possa essere adottato in tutti i distretti sociosanitari, in modo da realizzare una concreta pari opportunità nell’accesso ai servizi, nonché l’oculato utilizzo delle risorse disponibili”.

“Il Piano triennale delle persone con disabilità – continua l’avv. Morcellino – la costituzione ed il buon funzionamento delle Unità di Valutazione della Disabilità, l’utilizzo di strumenti scientifici di analisi dei bisogni ed un più idoneo strumento di governo dei servizi e dell’erogazione degli stessi, possono essere la risposta a molti diritti ritenuti lesi, disservizi registrati e criticità gestionali”.

“Siamo stanchi di accettare passivamente – dice pure Pippo di Natale del Forum terzo settore – che i diritti delle persone vengano calpestati a tutti i livelli. Il percorso per restituire dignità a chi è con disabilità è lungo ma solo insieme facendo squadra possiamo cercare di cambiare il sistema”.

“Oggi la solitudine delle famiglie con persone disabili è grande – sottolinea la garante regionale per le persone con disabilità Giovanna Gambino -. Attraverso un lavoro capillare di rete abbiamo il dovere di sostenerle e accompagnarle nel riconoscimento pieno dei loro diritti. Ricordiamoci che la disabilità non è una condizione immutabile. Recentemente, ho richiesto a tutte le Asp della Sicilia notizie sulle Unità di Valutazione della Disabilità. A rispondermi sono state soltanto Agrigento, Ragusa e Palermo. Inoltre a fine 2014 nell’Isola 1598 sono stati i progetti individuali di vita con una distribuzione alquanto bizzarra se pensiamo che Agrigento ne ha avuti 202 e Palermo soltanto 36. A questo punto mi chiedo se, per parlare realmente di progetto di vita del disabile e di diritto all’assistenza non dobbiamo prima riflettere su come venga riconosciuto realmente il diritto all’esistenza di queste persone”. A porsi queste domande è anche il vicepresidente di Anffas Sicilia Antonio Costanza.

“I diritti delle persone con disabilità possono continuare oggi ad essere appesi ad un bilancio? – aggiunge con amarezza-. In Sicilia ad oggi tutte le persone con disabilità sono deprivate dei loro diritti in toto. Il sordo silenzio delle istituzioni che permane anche quando si va a casa loro non fa che aggravare questa situazione che oltre che di deprivazione e di profonda umiliazione. Come è possibile che per avere i diritti alunni con disabilità e famiglie si debbano ancora incatenare ai cancelli delle scuole? Perchè il diritto ai servizi dedicati per la loro frequenza scolastica deve essere garantito 2 mesi e mezzo dopo l’inizio della scuola dei loro compagni? Purtroppo continuiamo a cercare le risposte”.

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