Disabilità, ecco le proposte dei giovani

ROMA – “Sono sordo dalla nascita, ho intrapreso un percorso specifico con la logopedia e l’uso di protesi acustiche per imparare a parlare”. Si presenta così Mattia Liguori, un ragazzo scelto per dare voce al lavoro svolto da tutti i giovani portatori di una disabilità davanti alle più alte cariche dello Stato. Lo studente ha portato oggi a Montecitorio le proposte concrete in occasione della Giornata indetta dalle Nazioni unite per celebrare i diritti delle persone con disabilità: “È necessario promuovere aule e spazi gradevoli per l’accoglienza, un clima favorevole e attento alle esigenze diverse. Corsi di formazione sulle specifiche disabilità. Favorire la nostra rappresentatività e quella delle associazioni all’interno della scuola per far conoscere le attività che seguiamo”.

Secondo gli ultimi dati Istat in Italia ci sono 3 milioni di persone con disabilità grave, e solo 1 milione e 100 mila hanno l’indennità di accompagnamento. Inoltre il 70% delle famiglie afferma di gestire da sola la disabilità. “Ma cosa significa l’inclusività a scuola?”, chiede Mattia. “L’accessibilità alla vita scolastica aiuta la realizzazione delle persone come individui e come cittadini”.

Da qui parte la lista dei desideri dei giovani portatori di disabilità: “Vorremmo scuole che tengano conto delle nostre esigenze di apprendimento, vorremmo che tutti gli insegnanti fossero competenti sull’uso delle nuove tecnologie, vorremmo una scuola pronta alla disabilita’. L’accessibilità è raggiungibile- ricorda lo studente- solo attraverso una maggiore informazione per tutti”.

Passando alla qualità della vita scolastica, Mattia chiede “un aumento del coinvolgimento e della sensibilità di tutti coloro che sono a scuola, a partire dai compagni di classe”.

Le parole d’ordine per raggiungere questo obiettivo sono sempre le stesse: “Informazioni, socializzazione e formazione di tutta la scuola. Inoltre- afferma il giovane- la preparazione del corpo docente deve essere mirata sulle singole disabilità. Solo in questo modo si potrà ottenere una didattica flessibile e non solo focalizzata sullo studio delle materie”. Gli studenti ‘speciali’ sperano in una “flessibilità dell’organizzazione degli orari” e si augurano di trovare insegnanti “che sappiano individuare le potenzialità individuali per progettare percorsi di studio e di vita basate su di esse”.

L’ultimo punto riguarda “l’autonomia personale e la crescita individuale”. Traguardi da raggiungere con “più stage. La scuola- conclude Mattia- deve offrire un orientamento proiettato al mondo del lavoro affinché sia possibile muoverci nel mondo come cittadini”. (DIRE)

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