“Come sabbia sotto al tappeto”: scatti in bianco e nero raccontano il carcere

Reportage di: Serena Caputo, Veronica Croccia, Francesca Fascione

Reportage di: Serena Caputo, Veronica Croccia, Francesca Fascione

PISA – Si chiama “Come sabbia sotto al tappeto” il reportage tutto al femminile che venerdì 8 aprile, con una anteprima dell’omonima mostra fotografica, apre al pubblico le porte del carcere di Pisa. Scatti in bianco e nero da un mondo rinchiuso, che hanno chiamato a raccolta forza, determinazione e sensibilità per mostrare il vero volto del carcere: quello senza veli, senza ritocchi e senza pregiudizi. “Per informare e sensibilizzare sui problemi legati alla detenzione – spiegano le organizzatrici – che ancora oggi sono fraintesi e sottovalutati, nonostante l’attenzione politica e mediatica degli ultimi anni dovuta all’emergenza del sovraffollamento. Parlare del carcere è scomodo e fastidioso: comunemente non si comprende perché le condizioni di detenzione debbano essere migliorate visto che è pensiero diffuso che chi si è macchiato di un reato debba solo soffrire al fine di espiare la propria colpa”.

Un anno fa l’idea, poi i mesi che passano seguendo il ritmo dei complessi passaggi per i permessi di entrata e per le autorizzazioni. Infine il tempo che improvvisamente scala una marcia, fino a fermarsi nelle immagini catturate dagli obiettivi delle tre fotografe: Serena Caputo, avvocato penalista del foro di Pisa, segretario della Camera penale (promotrice del progetto), Veronica Croccia, co-direttrice della scuola di fotografia Fotografando di Montopoli in Val d’Arno, e Francesca Fascione, una laurea in ingegneria edile-architettura e la passione per la fotografia urbana.

Una anteprima degli scatti verrà presentata venerdì pomeriggio all’auditorium Toniolo Opera Primaziale Pisana, in piazza Arcivescovado, nell’ambito del convegno “Alternative al carcere o carcere alternativo?”, che vedrà, tra gli altri, la presenza di Massimo De Pascalis, vice capo del Dap, di Pietro Buffa, direttore generale del personale e delle risorse del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e di Giuseppe Martone, provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria. L’incontro è promosso dall’associazione Prometeo in collaborazione con la Camera penale, l’Ordine degli avvocati e la casa circondariale di Pisa che sarà rappresentata dal direttore, Fabio Prestopino. Mentre la mostra vera e propria aprirà i battenti il 20 aprile nella sede comunale “Sopra le Logge”, in corso Italia, dove rimarrà a disposizione dei visitatori fino a sabato 30, con ingresso gratuito.

“E’ stata un’esperienza particolare e intensa. Le foto sono state scattate in un’unica giornata, lo scorso 9 luglio. – sottolinea la fotografa Veronica Croccia – L’impatto è stato molto forte: aria pesante, senso di occlusione (soprattutto nei primi due piani del reparto maschile e nella palazzina del reparto femminile), apatia, noia. Come se il tempo si fosse fermato, come se in quel luogo le leggi della fisica fossero modificate: all’uscita dopo una giornata là dentro sembrava fosse passato molto più tempo”. La procedura per entrare è stata molto lunga, ma grazie alla determinazione dell’avvocato Caputo e alla collaborazione del direttore della Casa circondariale di Pisa alla fine ce l’abbiamo fatta”, ricorda.

Il reportage ha interessato la Palazzina della sezione femminile (2 piani, struttura a ballatoio) dove è presente anche il Centro diagnostico terapeutico femminile, la Palazzina del Centro clinico maschile (reparto di degenza distribuito su due piani, noi ne abbiamo visitato solo uno) e la Palazzina del reparto Giudiziario, organizzata su tre piani. Ritratti non solo gli ambienti, ma anche volti e sguardi. “Diversi detenuti sono stati molto accoglienti e ci hanno permesso di riprenderli nelle foto, dopo la firma di una liberatoria. – spiega Croccia – Altri invece sono risultati schivi e hanno preferito declinare l’invito. Grazie al consenso di alcuni di loro la mostra risulta composta non solo da luoghi e oggetti, ma anche da persone vere”.

“La Camera penale di Pisa – spiega l’avvocato Serena Caputo – ha da sempre denunciato le condizioni di degrado in cui versano le carceri italiane, lottando contro i pregiudizi, provando a superare il solo concetto retributivo della pena a vantaggio della sua funzione preventiva che si concretizza nella finalità rieducativa. Una pena che riesca a ricondurre il condannato sulla via della legalità è senz’altro preferibile a quella che semplicemente e meramente lo punisca. Le fotografe Veronica Croccia e Francesca Fascione sono riuscite a fornire un resoconto dettagliato delle difficoltà di chi deve espiare la propria pena in spazi ristretti e con gravi carenze strutturali e hanno tradotto negli scatti realizzati la solitudine e lo smarrimento di chi si sente abbandonato dalla società, come sabbia sotto al tappeto”.
“La Palazzina del reparto Giudiziario sembra un susseguirsi di gironi che culminano al terzo piano con la sezione Prometeo, dove troviamo il Paradiso. La sezione Prometeo infatti è strutturata in modo del tutto nuovo rispetto alla tradizionale detenzione: oltre ai locali per il pernottamento ci sono cucina, sala da pranzo, laboratori (informatica, pittura, lingue straniere, attività sportive, falegnameria, sartoria), uffici per gli operatori, infermeria”. (Agenzia Redattore Sociale)

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