Calabria, arrestato presunto foreign fighter

Arresto presunto foreign fighter

Hamil Mehdi al momento dell'arresto

Ha un regolare permesso di soggiorno e fa il venditore ambulante ma per l’antiterrorismo, Hamil Mehdi è un foreign fighter ed era pronto a partire per raggiungere gli scenari di guerra. Per questo motivo ai polsi del marocchino 25enne residente a Luzzi, in provincia di Cosenza, sono scattate le manette. Gli uomini della Polizia, che indagavano su di lui dal luglio scorso, dopo che era stato respinto in Turchia per motivi di sicurezza ed era rientrato in Italia, lo hanno arrestato all’alba.

Il Coordinatore della Dda di Catanzaro, Giovanni Bombardieri, ha spiegato che “l’arresto di oggi è uno dei primi casi di applicazione della legge del 2015 che contesta l’auto addestramento ai fini di terrorismo internazionale. Il marocchino arrestato è il classico combattente straniero”. Il giovane è, infatti, indagato per i reati contemplati dalla nuova legislazione antiterrorismo introdotta dalla legge n. 43 del 17 aprile 2015, con particolare riferimento alla fenomenologia dei cosiddetti foreign fighters, art. 270-quinquies del codice penale. Al momento dell’arresto, all’uomo è stata notificata una ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari di Catanzaro, Giuseppe Perri, che ha accolto la richiesta del coordinatore della Dda, Giovanni Bombardieri, e del sostituto procuratore, Paolo Petrolo.

Mehdi era stato bloccato all’aeroporto di Istanbul da dove, secondo gli inquirenti e gli investigatori, avrebbe tentato di raggiungere la Siria per arruolarsi nelle file dell’Isis. Il marocchino è così stato respinto dalle autorità turche e rispedito in Italia dove è stato bloccato all’aeroporto di Fiumicino. Neanche ai familiari aveva svelato le sue intenzioni: quando infatti gli agenti della Digos si sono presentati a casa sua in Calabria, i familiari hanno detto che sarebbe rientrato quella stessa sera. Nel corso della perquisizione, i poliziotti hanno trovato tra l’altro nel suo zaino un paio di pantaloni militari, una pubblicazione dei Fratelli Musulmani sui comportamenti che deve tenere un buon musulmano secondo il Corano, due telefoni cellulari e 800 euro. Ai poliziotti che lo hanno arrestato, questa mattina, Mehdi ha detto di non appartenere all’Isis ma di essere andato in Turchia solo per pregare.

Redazione

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