Bullismo, serve una legge?

ROMA – Una dodicenne tenta il suicidio e scrive una lettera ai compagni scuola chiedendo loro: “Ora siete contenti?”. E’ accaduto nei giorni scorsi a Pordenone e la vicenda ha riaperto il dibattito, anche politico, sul problema del bullismo fuori e dentro le aule scolastiche. La presidente della Commissione Giustizia alla Camera, Donatella Ferranti, ha annunciato che una legge ad hoc approderà in aula nel mese di marzo. “In commissione stiamo completando le audizioni sul ddl già approvato dal Senato e sulle numerose proposte presentate da diversi deputati, contiamo di metterci al lavoro al più presto – dice – per definire un testo rigoroso e fermo nel contrastare un fenomeno purtroppo in crescita e che troppo spesso coinvolge, come vittime e autori di reato, minori, anche di età inferiore ai 14 anni”. Secondo Ferranti “centrale deve restare l’approccio di tipo educativo, amministrativo, scolastico e familiare specie se si parla di minori non imputabili, e però decisamente più stringente ed efficace deve essere la risposta, anche penale, nel caso di atti di bullismo mediante strumenti informatici o telematici commessi da maggiorenni, atti che possono determinare nella vittima minorenne – conclude l’esponente del Pd – conseguenze tra le più dannose e a volte irreparabili”.

Non ritiene che il problema bullismo si risolva con una legge, Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori. “Il bullismo – spiega il sociologo – esiste da sempre e sempre esisterà e la chiave di soluzione risiede nell’autorevolezza che genitori e docenti dovrebbero esercitare ed alla quale da tempo hanno rinunciato per paura delle reazioni dei ragazzi o perché erroneamente convinti che essere più amici che educatori dei soggetti in età evolutiva sia più efficace”. “Sto leggendo dichiarazioni a dir poco allucinanti – spiega il sociologo – che individuerebbero la soluzione del bullismo in nuove leggi e reti di prevenzione. Passi per queste ultime, ma leggi per contenere il bullismo non si può sentire”.

Penso all’inconsistenza di queste proposte – incalza il presidente dell’Osservatorio – ed all’anacronismo che sarebbe in un paese dove le leggi non garantiscono gli assassini in galera figuriamoci i bulli”.

Marziale conclude: “Non è più tempo di perdere tempo. Occorre un patto educativo tra scuola e famiglia che ridia alle primarie agenzie di socializzazione l’autorevolezza perduta, anche per colpa della distanza che tra le parti si è creata. I genitori rispettino i docenti e parte del percorso è compiuto”.

Redazione

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