Arezzo: ecco la sartoria della solidarietà

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Faranno riparazioni sartoriali, cuciranno abitini per bambini da inviare nella missioni nel terzo mondo, realizzeranno Pigotte e tanti lavori sartoriali per i mercatini di beneficenza. La sartoria della solidarietà dell’Auser ha aperto i battenti ad Arezzo e si chiama “Sartoria 8 marzo”. Un laboratorio in via san Lorentino per aiutare chi è in difficoltà, ma anche per insegnare l’arte di cucire alle nuove generazioni.

All’inaugurazione c’erano tantissime donne, ex operaie della Lebole, della Stilbert, della Giole, colossi dell’abbigliamento  che anni fa hanno portato il nome di Arezzo in tutto il mondo. Al taglio del nastro il presidente dell’Auser Arezzo Franco Mari, la presidente dell’Auser Toscana Simonetta Bessi, il responsabile delle sartorie della solidarietà Giovanni Forconi e la vice presidente del Consiglio regionale Lucia De Robertis che ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa. Autorità dunque, ma anche tantissime ex leboline, che dietro macchine da cucire hanno passato la loro vita. Come Marina Bonini, per venti anni lavoratrice alla Lebole e Nadia Cerofolini che nella stessa azienda ha passato trent’anni. Ora Volontarie dell’Auser nella Sartoria.

“Sono stati anni belli e difficili – spiegano – siamo entrate giovani in fabbrica e all’inizio non è stato facile. Cambiare, adattarsi, passare tutto il giorno dietro ad una macchina con un lavoro abbastanza ripetitivo. Ma è stata una rivoluzione che ha portato a noi, alle nostre famiglie e a tutta la città un grande benessere. Abbiamo potuto aiutare i nostri genitori e far studiare i nostri figli. Era un bel momento, il lavoro non mancava a nessuno. E poi venivamo dalla miseria ed avevamo voglia di darci da fare. E’ peggio adesso per i giovani di oggi, che hanno davvero poche possibilità di affermarsi.” (Comunicato Stampa)

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