App Immuni, online il sito per scaricarla

app immuni

Immuni ci aiuta a ripartire. Aiuta te stesso, la tua famiglia e il tuo paese”. E’ online il sito che consente di scaricare la app Immuni, il software di tracciamento promosso dal Commissario delegato all’emergenza Coronavirus e dal ministero dell’Innovazione. All’indirizzo https://www.Immuni.italia.it/ e’ possibile andare ai link degli store per il download sugli smartphone, anche se al momento il download non e’ possibile, forse per un problema di sovraccarico.

Chi può usare l’App Immuni

La app si basa sul sistema di notifiche di esposizione al contagio: “A chi si e’ trovato a stretto contatto con un utente risultato positivo al virus del COVID-19, l’app invia una notifica che lo avverte del potenziale rischio di essere stato contagiato. Grazie all’uso della tecnologia Bluetooth Low Energy, questo avviene senza raccogliere dati sull’identita’ o la posizione dell’utente”, si legge sul sito.

Per usare Immuni bisogna avere almeno 14 anni. “Se hai almeno 14 anni ma meno di 18, per usare l’app devi avere il permesso di almeno uno dei tuoi genitori o di chi esercita la tua rappresentanza legale”, si legge nella sezione dedicata alle domande frequenti. La app e’ gestita dal governo italiano: “Immuni e’ l’app di notifiche di esposizione del governo italiano, sviluppata dal Commissario Straordinario per l’Emergenza COVID-19 in collaborazione con il Ministero della Salute e il Ministero per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione. Per Immuni, il governo italiano si avvale di una licenza perpetua e irrevocabile su tutto il codice, le grafiche, i testi e la documentazione concessa a titolo gratuito da Bending Spoons S.p.A. Sotto il coordinamento del Ministero della Salute e con il supporto del Dipartimento per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione, lavorano al progetto le societa’ a controllo pubblico SoGEI S.p.A. e PagoPA S.p.A. insieme a Bending Spoons S.p.A., che continua a fornire un servizio di documentazione, design e sviluppo software, sempre a titolo completamente gratuito e senza autorita’ decisionale o accesso ai dati degli utenti”, e’ la risposta.

La riservatezza dei dati dell’App Immuni

Viene precisato che non c’e’ alcun rischio di cessione illecita dei dati o di violazione della privacy: “I dati sono controllati dal Ministero della Salute. In nessun caso i tuoi dati verranno venduti o usati per qualsivoglia scopo commerciale, inclusa la profilazione a fini pubblicitari. Il progetto non ha alcun fine di lucro, ma nasce unicamente per aiutare a far fronte all’epidemia. Non e’ esclusa la condivisione di dati al fine di favorire la ricerca scientifica, ma solo previa completa anonimizzazione e aggregazione degli stessi”. Quanto alla riservatezza dei dati, il sito precisa che durante l’intero processo di design e sviluppo di Immuni, e’ stata posta grande attenzione sulla tutela della tua privacy.
“Eccoti una lista di alcune delle misure con cui Immuni protegge i tuoi dati: L’app non raccoglie alcun dato che consentirebbe di risalire alla tua identita’. Per esempio, non ti chiede e non e’ in grado di ottenere il tuo nome, cognome, data di nascita, indirizzo, numero di telefono o indirizzo email. L’app non raccoglie alcun dato di geolocalizzazione, inclusi i dati del GPS. I tuoi spostamenti non sono tracciati in alcun modo. Il codice Bluetooth Low Energy trasmesso dall’app e’ generato in maniera casuale e non contiene alcuna informazione riguardo al tuo smartphone, ne’ su di te. Inoltre, questo codice cambia svariate volte ogni ora, per tutelare ancora meglio la tua privacy. I dati salvati sul tuo smartphone sono cifrati. Le connessioni tra l’app e il server sono cifrate. Tutti i dati, siano essi salvati sul dispositivo o sul server, saranno cancellati non appena non saranno piu’ necessari e in ogni caso non oltre il 31 dicembre 2020. È il Ministero della Salute il soggetto che raccoglie i tuoi dati. I dati verranno usati solo per contenere l’epidemia del COVID-19 o per la ricerca scientifica. I dati sono salvati su server in Italia e gestiti da soggetti pubblici”. (Agenzia DIRE)

Foto di Jan Vašek da Pixabay

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