Abitare solidale, un patto abitativo al posto del contratto d’affitto

Giuliana e Irina (foto da abitaresolidaleauser.it)

Giuliana e Irina (foto da abitaresolidaleauser.it)

BOLOGNA – Bruna ha 75 anni e si sente sola: vorrebbe tanto avere qualcuno per casa per parlare, qualcuno con cui andare a passeggiare. È una donna solare, e una gran chiacchierona. Maria, invece, di anni ne ha 70, è solitaria e introversa: “Non so se potrei cambiare le mie abitudini, non so se il progetto Abitare Solidale faccia per me”. Dopo essersi conosciute, dopo avere mangiato insieme qualche dolcetto e sorseggiato una tazza di caffè, Maria decide di tentare la sorte, trasferendosi da Bruna: “Qui ho trovato una famiglia, erano 20 anni che nessuno mi dimostrava tanto affetto”. Bruna e Maria sono solo due delle tante persone che hanno scelto di partecipare ad Abitare Solidale, il progetto che Auser Volontariato sta portando avanti dal 2009 in Toscana (fino al 2014, per la precisione, l’iniziativa è stata portata avanti da Auser Volontariato Territoriale Firenze), e che ha già coinvolto 200 percorsi di solidarietà abitativa. Già, perché Abitare Solidale ha come obiettivo l’attivazione di percorsi di coabitazione tra persone a rischio di marginalità sociale. Il rapporto di convivenza è basato su un patto abitativo che prevede un reciproco scambio di aiuto e sostegno, in sostituzione del tradizionale contratto d’affitto. L’intervento è a favore di una pluralità di soggetti: dall’anziano che necessita di un sostegno leggero per mantenere il più a lungo possibile la propria autosufficienza, alla donna vittima di violenza domestica alla ricerca di luoghi e opportunità per un nuovo progetto di vita, sino agli inoccupati e cassintegrati.

“Abitare Sociale ha sfidato, e nello spesso tempo, si è fidato, della comunità e della persona come fonte di accoglienza e rigenerazione della qualità di vita. Ed è questa la sua forza e la sua innovazione”, spiega Auser. La storia di Giuliana e Irina ne è la dimostrazione: Giuliana è una nonnina molto emotiva e impaurita, che dopo la morte del marito, di notte, capita spesso chiami i figli per essere rassicurata. Irina è una donna sulla quarantina di origine greco-rumena, dai modi pacati e dal carattere tranquillo e sereno. Dopo pochi mesi di convivenza, i primi risultati: Giuliana è tornata a dormire nella sua stanza anziché vigilare sul divano accanto alla porta, non si sveglia più per ogni rumore e i figli sono tranquilli che ci sia Irina a vigilare, che spiega: “L’ho convinta a uscire più spesso e ad andare a trovare le sue amiche, piuttosto che fare brutti pensieri in casa”.

E se sono circa 200 le coabitazione attivate, i contatti e le segnalazioni – assolutamente eterogenei – sono stati un migliaio. Le offerte di spazio abitativo sono pervenute maggiormente da anziani, ma anche da donne sole, professionisti, famiglie. Per quanto riguarda i richiedenti, si è trattato di donne sole, soggetti temporaneamente esclusi dal mondo del lavoro, singoli o giovani coppie con disagio economico, madri con figli, famiglie, studenti, giovani lavoratori, donne vittime di violenza domestica.

Complice il successo riscosso in Toscana, Auser Bologna sta per lanciare il progetto anche nel capoluogo emiliano-romagnolo: per farlo cerca l’adesione delle associazioni del Terzo Settore locale e delle socie A.S.Vo per costruire attorno a questa idea di innovazione sociale una rete associativa forte insieme con le istituzioni e le categorie di settore. “Non è una risposta all’emergenza abitativa ma un lavoro di rigenerazione di relazioni solidali e di sviluppo di comunità – spiega Luigi Pasquali, direttore di Auser Bologna –. Si tratta di restituire alla gente fiducia sociale e interpersonale, sta qui il cuore dell’innovazione di questo intervento. La possibilità di riuscita sta nella creazione di una rete solidale forte attorno alle persone che intraprendono questo percorso, una rete che favorisca il loro incontro, la loro reintegrazione ed emancipazione sociale. Occorre facilitare percorsi di solidarietà abitativa integrando risorse e competenze di organizzazioni sociali, servizi pubblici e associazioni di categoria”. (Agenzia Redattore Sociale)

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Informativa estesa

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close