San Ferdinando, nuova tendopoli dopo l’incendio

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SAN FERDINANDO – Inizieranno al più presto i lavori per la realizzazione di una nuova tendopoli nella zona industriale di San Ferdinando a pochi chilometri da Rosarno, nella piana di Gioia Tauro. Il vasto incendio divampato nella notte tra sabato e domenica, ha distrutto la maggior parte delle baracche dove viveva una parte dei migranti che risiedono nella zona. Nella tendopoli attualmente vi sono circa settecento persone, tutti lavoratori stagionali di origine africana che trovano occupazione principalmente in campo agricolo ed anche in altri settori. L’origine dell’incendio è ancora incerta. L’allarme è scattato intorno alle tre di notte; sul posto i vigili del fuoco e le forze dell’ordine con cui gli immigrati hanno anche avuto delle forti incomprensioni e degli scontri verbali.

All’indomani del rogo, il prefetto di Reggio Calabria ha fatto un sopralluogo sul sito ed ha anche tenuto una riunione con i rappresentanti delle istituzioni locali e con i vertici della protezione civile regionale per rimediare al più presto all’emergenza abitativa dei 150 migranti che sono rimasti senza baracca e senza null’altro. Momentaneamente, si è deciso di trasferire i lavoratori che hanno perso tutto in un capannone della stessa zona industriale dove è ubicata la tendopoli. La struttura sarà arredata con brande, materassi e quant’altro per sopperire alle necessità degli immigrati in attesa che sia installato il nuovo campo attrezzato per accogliere tutti gli stagionali presenti a San Ferdinando. “Da quanto illustrato dai vari rappresentanti istituzionali, il nuovo campo dovrebbe essere attrezzato di tutto punto”, spiega don Roberto Meduri della parrocchia Sant’Antonio che da sempre sostiene spiritualmente e materialmente i migranti di San Ferdinando e Rosarno. La nuova tendopoli dovrebbe quindi avere tutti quei servizi che da anni sono una chimera per i lavoratori stagionali: acqua, luce, servizi igienici che sono stati presenti solo in alcuni periodi e che poi, finiti i fondi ministeriali, non sono stati più ripristinati.

“Per quanto riguarda l’acqua – spiega ancora don Roberto – durante il giorno manca quasi sempre perché viene utilizzata per irrigare i campi. La sera ritorna ma è solo un filo che consente di fare ben poco”. Attualmente alla tendopoli vivono anche alcune donne e dei bambini di cui i volontari della parrocchia si occupano quotidianamente. Per loro sono state affittate anche delle case a Rosarno per consentire una qualità di vita migliore rispetto a quella che si vive nella ‘favela’ di San Ferdinando. La parrocchia da diversi anni ha anche creato una squadra di calcio con i lavoratori migranti. “Il Koa Bosco – afferma don Roberto – ha rappresentato un’opportunità di riscatto per tanti giovani immigrati. Purtroppo siamo stati presi di mira e siamo stati lasciati soli da chi invece poteva sostenerci e consentirci di far crescere questa realtà. In ogni caso – conclude don Meduri – loro fanno sempre parte della parrocchia. Noi non li lasciamo soli, continueremo a sostenerli per cercare di dare una vita degna di questo nome a tutti gli immigrati che lavorano nella nostra terra e che ormai fanno parte della nostra realtà locale”.  (Agenzia Redattore Sociale)

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