Referendum, ultimo appello per il No da Arci, Cgil e Anpi

ROMA – Il referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre contiene “modifiche sbagliate e destinate a non funzionare”. È questo l’ultimo appello ai cittadini italiani lanciato da Anpi, Cgil e Arci in un breve comunicato a poco più di due giorni dall’apertura dei seggi. Il testo, firmato da Carlo Smuraglia, presidente nazionale Anpi, Susanna Camusso, segretaria generale Cgil e Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci, raccomanda ai cittadini un “voto consapevole e responsabile”. “Non si tratta di una legge ordinaria ma della Costituzione – si legge nella nota – , la nostra Carta fondamentale. Modifiche sbagliate e destinate a non funzionare, così come lo stravolgimento del sistema ideato dai costituenti, avrebbero effetti imprevedibili e disastrosi per l’equilibrio dei poteri, per la rappresentanza, per l’esercizio della sovranità popolare, in sostanza per la stessa democrazia, che invece va rafforzata, potenziata e difesa con la piena attuazione della Costituzione repubblicana. Consapevolmente e responsabilmente, votate no”.

Con l’appello congiunto si chiude anche la campagna organizzata da Arci per sostenere le ragioni del no, contenute nel documento “Non è questa l’unica riforma costituzionale possibile”approvato dal Consiglio nazionale Arci riunitosi a Roma il 13 e 14 febbraio. “La nostra associazione è da sempre uno spazio di dibattito pubblico e ha deciso di schierarsi per il No al referendum di modifica della Costituzione – spiega Francesca Chiavacci sulle pagine del sito ufficiale dell’Arci – , considerandolo un momento importante e decisivo per la sorte della democrazia del nostro Paese. Questa riforma non può diventare uno strumento che approfondisce le divisioni e lo scontro: la nostra Costituzione rappresenta un punto di riferimento, lì si sono voluti individuare i principi comuni di come stare insieme e non è possibile immaginare di riformarla sulla base delle esigenze politiche di  un momento contingente. La riforma prevede, di fatto, uno spostamento dell’asse istituzionale dal Parlamento all’Esecutivo, rafforza eccessivamente la figura del presidente del Consiglio, restringe gli spazi della democrazia”. (Agenzia Redattore Sociale)