Pollinzi (Possibile): “In piazza contro l’inganno dei voucher”

voucher lavoro

(di Filly Pollinzi, dirigente nazionale Possibile) Avevamo quasi la certezza che quel provvedimento del Governo per eliminare i voucher  fosse solo un tentativo di disinnescare il referendum proposto dalla Cgil, e non una sensata  decisione politica.

Dopo la sconfitta sonora rimediata dall’ex premier Renzi e dalla sua “ditta” con il referendum costituzionale del 4 dicembre, bissare un risultato negativo avrebbe significato, probabilmente, la debacle definitiva  del renzismo. L’unica cosa che evidentemente contava e conta salvaguardare.

Ecco perché bisognava ingegnarsi l’inganno. Non trovo altri termini per definirlo. Che è una cosa terrificante in un Paese che ha ancora l’ardire di definirsi democratico, esattamente come quel partito che, ormai lontano dai suoi valori e dal suo progetto fondativo, lo ha architettato.

E nessuno venga a dire che non si può ridurre il PD all’azione di Governo. Troppe poche e isolate le voci fuori dal coro. Nessuna alle nostre latitudini, anzi. Con aberrazione abbiamo dovuto constatare la difesa dell’abolizione del referendum sui voucher e quella della reintroduzione (con raggiro) di uno strumento sul quale invece, occorreva far votare i cittadini. Dopo circa 3 milioni di firme raccolte dalla Cgil.

Come spiegato dal prof. Andrea Pertici all’Huffingtonpost, “se il Governo avesse ritenuto che i voucher non dovessero essere del tutto eliminati, ma modificati, come l’emendamento presentato alla manovrina fa, avrebbe dovuto a suo tempo proporre non l’eliminazione, ma la sostituzione della precedente normativa con una nuova. In tal caso, infatti, sempre in base all’art. 39 della legge n. 352 del 1970 (come modificato dalla Corte con sent. n. 68 del 1978), l’Ufficio centrale non avrebbe dichiarato cessate le operazioni referendarie, ma avrebbe trasferito il quesito sulla nuova disciplina, consentendo agli italiani di pronunciarsi in merito.”

Siamo in presenza di un’evidente frode al referendum e quindi agli elettori per il timore che questi si pronunciassero.  Mai era accaduta una cosa simile. In altre occasioni abbiamo purtroppo assistito alla reintroduzione di norme sostanzialmente analoghe a quelle abrogate, stavolta invece questo Governo e la maggioranza che lo sostiene (che poi è uguale a quella che lo sosterrebbe in futuro, eventualmente) è andata oltre: ha defraudato gli elettori della possibilità di esprimersi.

Per ragioni di merito ma anche di metodo, Possibile, dopo aver espresso voto contrario alla Camera, aver sottoscritto e promosso  l’appello della Cgil, sarà accanto al sindacato anche alla manifestazione del 17 giugno prossimo a Roma.

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