Muore di cancro a 8 anni: da Crotone a Roma una catena d’amore per Raffaele

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(di Francesca Caiazzo) CROTONE“Come si definisce un genitore a cui muore un figlio?”. Me lo chiede con la voce tremante, Rossella. Dall’altro capo del telefono, io. Senza una risposta. Perché non esiste un termine nella lingua italiana che definisca la situazione di un padre e di una madre che perdono il loro bambino. Quello di Rossella e Renato aveva otto anni. Se ne è andato nel giorno di Pasqua in una stanza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Dopo tre anni di lotta contro il cancro. Un Medulloblastoma al cervelletto, che non gli ha lasciato scampo.

Aveva appena cinque anni, Raffaele Pio, quando la malattia è entrata nella sua vita. Cambiandola per sempre. Sono cambiate abitudini, emozioni, priorità. E anche l’indirizzo di casa. Perché per sottoporsi alle terapie di cui aveva bisogno, la sua famiglia ha dovuto fare avanti e indietro da Roma per poi decidere, infine, di trasferirsi da Crotone nella capitale. Affidando Raffaele alle mani esperte ed amorevoli degli oncologi Antonella Cacchione e Angelo Mastronuzzi, e dei neurologi Luca Di Palma e Nicola Pietrafusa.

raffyRenato, per non rinunciare a un solo istante con il figlio, ha perso il lavoro. Così, la già difficile situazione familiare, gravata dal dolore della malattia, si è appesantita dai problemi economici. I costi per l’affitto, le cure, la gestione della vita quotidiana in una altra città che non era la propria, iniziavano a diventare insostenibili. Ma su questa strada così tortuosa, la famiglia Macchione incontra degli angeli. Tanti, tantissimi. Amici, parenti e anche persone sconosciute, Venuti a conoscenza della situazione, hanno contribuito, ognuno nelle loro possibilità, a garantire attraverso raccolte fondi sparse in tutta Italia il denaro necessario per affrontare la terribile esperienza.

 “Si è creata una catena d’amore intorno al mio Raffaele” racconta – questa volta sedutami accanto – Rossella, che tiene a ringraziare tutti coloro che in questi anni di lotta e sofferenza sono stati vicini al suo bambino. A Crotone come a Roma e in qualsiasi altra città. “Mio figlio aveva centinaia di zii e una ventina di nonni, era il figlio e il nipote di tutti” spiega sorridendo. Questa giovane madre, ricorda con affetto e commozione sinceri l’esperienza romana, i vicini di casa di quell’appartamento che li ha ospitati in via Gregorio VII, i commercianti delle vie limitrofe, e tutti quelli che sono stati presenti nella vita, seppur breve, del piccolo Raffaele. Tutti pronti ad aiutare e a sostenere lei e la sua famiglia.

raf5Ma nel cuore di Rossella, c’è un posto privilegiato. E’ occupato da quegli uomini in divisa, quei poliziotti, che un giorno sono apparsi nella sua vita regalando amore puro e incondizionato. Soprattutto al suo bambino, al quale i poliziotti piacevano così tanto. “Eravamo andati in piazza San Pietro perché volevamo assistere alla chiusura della Porta Santa (in occasione del Giubileo della Misericordia, ndr) ma siamo arrivati in ritardo e così non ci è stato possibile accedere. Ho provato in tutti i modi a passare ma inutilmente”. Rossella in questa occasione incontra un giovane celerino, al quale spiega quanto importante sia per lei far assistere il suo bambino all’evento. L’uomo non può far nulla per aiutarla, ma le promette che il giorno dopo farà partecipare lei, Renato e il loro figlioletto all’udienza di Papa Francesco. Ed è così che per la terza volta, Raffaele incontra il Santo Padre, che ferma la papamobile proprio per accarezzarlo.

Da allora Agostino Foti – questo il nome del celerino-angelo del 1° Reparto Mobile di Roma – non ha più lasciato quel piccolo guerriero conosciuto per caso. Gli è stato vicino in ogni momento libero della sua giornata. Insieme alla sua fidanzata Silvia, al sovrintendente capo della Polizia, Enrica Palladino, e ai tanti altri colleghi – Danilo Fiamingo, Daniele Santorsola, Andrea Cecchini per citarne alcuni – che tra un turno di lavoro e l’altro hanno imparato a conoscere quel dolce bambino calabrese.

Agostino e Raffaele

Agostino e Raffaele

Sono stati straordinari. Per noi sono stati e sono tuttora una vera e propria famiglia” precisa Rossella. Grazie ad Agostino nasce una fitta rete di solidarietà tra i poliziotti di Roma, che si allarga in altre città per aiutare questa famiglia, che nella sofferenza ha conosciuto uomini e donne capaci di donare in maniera disinteressata, di amare incondizionatamente. “Come posso dimenticare tutto questo?” si chiede Rossella mostrandoci le decine di foto che ritraggono il suo Raffaele con indosso il berretto della Polizia, circondato dalla sua famiglia allargata.

Quando circa due mesi fa, la vita di Raffaele si è spenta, il legame tra la famiglia Macchione e quei poliziotti non si è spezzato. Anzi. A pochi giorni da questa morte prematura, nella cappella del 1° Reparto Mobile di Roma è stata celebrata una solenne messa proprio in ricordo di Raffaele. Toccante anche la lettera che gli operatori di Polizia hanno inviato a Rossella. Ce la mostra con orgoglio insieme a quella statuetta, che ritrae un poliziotto e fatta realizzare dagli “zii in divisa” appositamente da un artigiano di Napoli: “E’ Raffaele da grande” ci sussurra.

Qui, in Terra, non lo vedremo crescere, Raffaele. Ma se chiedi a Rossella dove lo immagina ti risponde sicura: “In paradiso”. E anche a noi piace pensarlo come suggerito da “nonno” Patrizio (della Polizia di Ciampino): con il pollice in su a controllare che ogni nuova anima arrivata timbri il cartellino.

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