Migranti, MSF non firma codice di condotta ong: “Continueremo a salvare vite in mare”

Foto di Borja Ruiz Rodriguez per MSF Foto di Borja Ruiz Rodriguez per MSF

L’organizzazione medico-umanitaria internazionale Medici Senza Frontiere (MSF) ha ufficialmente informato il Ministero dell’Interno che non può firmare il Codice di Condotta per le navi delle ONG impegnate in attività di soccorso nel Mediterraneo. Alcuni degli impegni presentati nel Codice rischiano infatti di ridurre l’efficienza e la capacità di ricerca e soccorso attuali e di entrare in contrasto con i principi umanitari fondamentali. Allo stesso tempo, MSF ha confermato il proprio impegno nel continuare a salvare vite nel Mediterraneo nel pieno rispetto delle leggi e in coordinamento con le autorità preposte.

“Anche se non siamo nelle condizioni di poter firmare questo Codice di Condotta nella sua forma attuale, MSF rispetta già molte delle disposizioni che non rientrano tra le nostre preoccupazioni principali, come ad esempio la trasparenza finanziaria”, dichiara Gabriele Eminente, direttore generale di MSF. “MSF continuerà a condurre le operazioni di ricerca e soccorso sotto il coordinamento della guardia costiera italiana (MRCC) e in conformità con tutte le leggi internazionali e marittime pertinenti.”

Per MSF, alcuni degli impegni presentati nel Codice di Condotta potrebbero ridurre l’efficienza e la capacità dell’attuale sistema di ricerca e soccorso (SAR) con gravi conseguenze umanitarie. Alcune proposte – in particolare quella secondo cui di regola le navi impegnate in un soccorso devono sbarcare i sopravvissuti in un posto sicuro invece di trasferirli su altre navi – rappresentano limitazioni non necessarie ai mezzi che sono oggi a disposizione. Un sistema di andata e ritorno di tutte le navi di soccorso verso i punti di sbarco comporterebbe una riduzione delle navi di soccorso presenti nella zona SAR, e questo indebolirebbe la già insufficiente capacità attuale. Inoltre, elementi che introducono una non necessaria mancanza di chiarezza su chi contattare e quando, potrebbero rallentare le operazioni di soccorso, quando i minuti possono fare la differenza tra la vita e la morte.

La versione definitiva del Codice chiarisce che la polizia giudiziaria agirà “senza pregiudicare l’attività umanitaria in corso”, ma questa misura resta soggetta a interpretazione e la richiesta che la polizia non sia armata non è stata adottata. La presenza di funzionari di polizia armati a bordo e l’impegno che gli operatori umanitari raccolgano prove utili alle attività di investigazione sarebbero una violazione dei principi umanitari fondamentali di indipendenza, neutralità e imparzialità. Questo rischierebbe di ricondurre le organizzazioni umanitarie agli interessi politici e militari di uno Stato membro dell’Unione Europea. Come MSF non possiamo accettarlo perché avrebbe un impatto sull’accesso alle popolazioni in pericolo ovunque nel mondo, così come sulla sicurezza delle nostre équipe.

La responsabilità di condurre operazioni di ricerca e soccorso in mare risiede negli Stati. Le attività di soccorso da parte di attori non governativi come MSF sono solo una misura temporanea finalizzata a riempire il “vuoto di responsabilità” lasciato dagli Stati. Gli Stati membri dell’UE devono avviare un meccanismo di ricerca e soccorso dedicato e proattivo per supportare l’Italia, e riconoscere i suoi lodevoli sforzi nel salvare vite in mare a dispetto di una risposta insufficiente da parte degli altri Stati Membri europei.

MSF ha inviato al Ministro dell’Interno una lettera formale in cui spiega con maggiori dettagli le ragioni della decisione di non firmare. La lettera è disponibile sul sito dell’organizzazione per spiegare in modo trasparente la nostra decisione:

Nei primi 6 mesi del 2017, le ONG hanno effettuato il 35% del totale delle operazioni di soccorso nel Mediterraneo centrale. MSF da sola ha salvato e portato in sicurezza più di 16.000 persone. Da quando abbiamo iniziato le operazioni di ricerca e soccorso nel 2015, MSF ha strettamente rispettato tutte le leggi internazionali, nazionali e marittime applicabili nel Mar Mediterraneo, così come il proprio codice di condotta, la Carta dei Principi di MSF, che si basa sull’etica medica e i principi umanitari (disponibile qui). (Comunicato Stampa)

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